AYASSE Il racconto di un incidente.

AYASSE
Il racconto di un incidente.

Era uno dei pochi “DAYOFF” della stagione di rafting sulla Dora, la sera prima davanti ad una birra decidiamo di andare sulla parte alta del torrente Ayasse imbarcandoci a Pontboset sopra al ventaglio, tra caricare i kayak e
trovarci tutti si fanno le 13.00, ci cambiamo velocemente e ci imbarchiamo, decidiamo chi apre e chi chiude facciamo un briefing su come dovrà essere svolta la discesa. Io mi sento in forma e decido di chiudere. Siamo sulla rapida del Ventaglio è un passaggio secco ed è necessario impostarlo bene, la linea non è difficile ma se si sbaglia si rischia di rimane le buco. Predisponiamo le sicure e io con una corda in mano garantisco la sicura nel caso succedesse qualcosa, passano tutti e i canoisti proseguono per altri 100 metri.

Mi imbarco prendo una linea troppo a destra sbatto contro la pietra e mi trovo in eskimo sotto la parete di destra, provo un eskimo mi accorgo di essere sotto alla parete leggermente nicchiata, torno sotto aspetto provo un’altra volta ma sono ancora sotto la parte cerco di muovermi da li con la pala, prendo la corrente tiro un altro eskimo e mi ritrovo nel pentolone che mi sta portando nel buco, sono senza fiato stappo e mi ritrovo con il kayak e la pagaia nel pentolone. Cerco di rimanere lucido risparmio le forze so cosa devo fare, aspetto di sfruttare la corrente per uscire nuoto con tutte le mie forze, ma mi riporta sempre nel pentolone. Sono preoccupato non vedo canoisti e penso come mai non si è fermato nessuno ad aspettarmi? Perché sono partito? Non ho valutato che nessuno mi stava facendo sicurezza.

Passano 5-6 minuti mi rendo conto che da solo non ho possibilità di uscire dal ritorno, inizio a fischiare ogni 20 secondi 3 volte per risultare il più chiaro possibile nel frastuono del canyon che la situazione è quella che nessuno avrebbe voluto e che ho bisogno dell’aiuto di tutti i canoisti che sono sotto al passaggio.

Passano 10 minuti, ho freddo, fortunatamente indosso una stagna e sono vestito bene altrimenti ora non avrei più le forze. Vedo arrivare la prima corda dal ponte non ho idea di come i ragazzi abbiano organizzato i soccorsi, ma mi fanno arrivare il capo della corda, allora penso che mi vogliono tirare su in verticale. Mi faccio un nodo a 8 con la mano destra e prendo il moschettone a ghiera che lascio sempre per le emergenze personali attaccato alla spallina destra del giubbotto, mi aggancio alla fettuccia che ASTRAL predispone per questi casi di emergenza, so che dovrei fare un imbrago con la flip ma la situazione non me lo permette, controllo che il nodo tenga….TIENE! Faccio segno hai ragazzi di tirarmi su e io inizio ad arrampicarmi per la corda che scende sopra il passamano del ponte dritta nel canyon nel pentolone.

Faccio qualche metro e ricado dentro…non riescono a tirarmi su! Sono stanco, la corda è fine e io non posso fare molto, sono loro che mi devono tirare su.

Nel frattempo vedo un altro ragazzo che si cala in corda fino ad un ancoraggio sulla parete mi lancia la corda, per evitare di rientrare nel buco tengo entrambe le corde, nel momento in cui lui è assicurato mollo la seconda corda prova a tirarmi fuori….la corrente è troppo forte, passano quasi 20 minuti da quando ho stappato inizio a sentire la stanchezza ma penso che devo rimanere lucido! Sono stanco ho freddo e credo che non avrò ancora molte energie per rimanere lucido e per aiutare i ragazzi.

Sono preoccupato ma so che ho con me ragazzi preparati che stanno facendo il possibile. Io devo fare la mia parte tenere duro, non mollare e rimanere tranquillo.

Io e il ragazzo vicino a me proviamo e riproviamo tante volte, lui tira e io cerco di aggrapparmi e tirarmi fuori dal ritorno, nuoto e ci provo con tutte le forze. Sono passati, 30 minuti in acqua ormai sono all’estremo riesce a tirarmi su dalla parete, ma la corda a causa del ritorno era ovunque intorno alla mie gambe, quindi i ragazzi tagliano la corda che mi stava mettendo ulteriormente in percolo. Nel frattempo il resto del team aveva avvisato il 118 della situazione da Aosta era in viaggio un elicottero del soccorso alpino con 1 dottore che stava preparando tutto per curare anche l’ipotermia. Il Tecnico di elisoccorso si cala con il verricello mi imbraga, ricordo che stavo perdendo i sensi e non riuscivo a rimanere lucido, mi caricano sulla elicottero e lasciano l’altro ragazzo sul ponte.

Arrivo ad Aosta con 32 gradi corporei un principio di ipotermia e un dito rotto.

Conclusioni.

  • Il fatto di lavorare tutti i giorni come guida su uno dei fiumi più freddi ed impegnativi d’Italia e d’Europa mi abbia permesso di mantenere una preparazione psicofisica tale da rimanere lucido e poter rimanere in acqua per 30 minuti.
  • Allenamento fisico e psicologico, mi alleno molto sotto stress cerco di mantenermi allenato nuoto in fiume e svolgo attività di soccorso.
  • Formazione di qualità ho sempre cercato di formarmi da personale esperto che durante i corsi mi insegnasse a lavorare sotto stress. Devo dire grazie alla Scuola Rescue project che durante la formazione che ho svolto con loro mi hanno fatto capire l’importanza di essere preparati e fatto provare cosa vuol dire lavorare sotto stress. Mi hanno insegnato molto di più di solo un aspetto tecnico mi hanno insegnato un modo di vivere il fiume dove tutto è importante dal vestiario al briefing a come rimanere lucido e molto altro.
  • Conoscenze: fortunatamente ero vestito bene questo mi ha permesso di restare vivo
  • Competenze sia mie, sia di chi era con me in canoa. Pochi canoisti sono in grado di calarsi e svolgere il soccorso in verticale. Fortunatamente con me c’era un ragazzo molto bravo che mi ha aiutato molto. La scelta di aver compagni bravi e capaci non solo in canoa ma nel soccorso è essenziale
  • Attrezzatura se non avessimo avuto delle buone corde da lancio non si sarebbero potuti calare, non avrei potuto aggrapparmi alle corde e senza coltello non avrebbero potuto tagliare la corda che mi stava trattenendo sott’acqua
  • Fischietto grazie ad esso sono riuscito ad avvisare i miei compagni, grazie al cellulare che avevano nel salvagente sono riusciti a chiamar ei soccorsi
  • Abbiamo fatto un errore di valutazione, e non abbiamo predisposto le sicure nel modo giusto, ma gli errori si fanno e questo mi è quasi costato la vita. Sono vivo perché negli anni ho lavorato per riuscire ad affrontare questi tipi di incidenti che nel nostro sport possono esserci.

Ringrazio tutti i miei compagni che si sono prodigati per aiutarmi, ringrazio il medico il Tecnico di elisoccorso ma soprattutto ringrazio me stesso di aver sempre cercato di crescere e formarmi per essere pronto in caso di incidente. Essere riuscito a stare 30 minuti in acqua in un buco con un dito spezzato con un principio di ipotermia, senza ma aver mollato ed essere rimasto concentrato e calmo vuol dire che tutto quello che ho fatto è servito. Essermi preparato e aver svolto corsi duri ed impegnativi che mi hanno tirato al limite delle forze, mi hanno aiutato a rimanere vivo. Grazie.

Qui un piccolo video per capire dove eravamo. Si può comprendere quanto le pareti così verticali rendano il soccorso ancora più complesso.

 

 

 

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