Caspita … non mi viene più l’eskimo!!! E adesso??

Sono un canoista bravo, ho sempre fatto l’eskimo, ma ora da un po’ di tempo se riesco a farlo è un eskimo orrendo, e spesso finisco a nuoto. Eppure lo sapevo fare bene.
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Questa è l’esperienza che molti canoisti hanno dovuto passare, anche io, purtroppo, rientro in quella categoria per ben 2 volte.

Vorrei
condividere questo articolo non per “dare consigli noiosi sulla sicurezza o fare la predica”, ma per condividere un’esperienza che spesso, parlando con altri canoisti, scopro essere stata vissuta anche da loro.

Parto dicendo che un vero e proprio motivo non c’è o per lo meno io non lo conosco. Siamo esseri bio-psico-sociali ed ognuno di noi affronta ogni cosa aSchermata 2015-09-20 alle 10.29.50 suo modo, con predisposizioni biologiche individuali, esperienze ed appartenenze diversi. Impariamo, ci innervosiamo, reagiamo e soffriamo in modi diversi… … perché questo quindi non può essere anche nello sport che amiamo?
Non ritengo di definire le mie 2 esperienze esaltanti, ma forse possono aiutare qualcuno che sta vivendo la mia stessa esperienza. Per ben 2 volte  nella mia vita ho avuto un periodo di “no eskimo”. Il primo momento mi è capitato in un periodo assolutamente positivo. Facevo rodeo ed ero andato anche agli europei di Freestyle in Germania  classificandomi anche decentemente, per essere un ragazzo di 16 anni.  Andavo tutti i giorni in canoa e navigavo  4-5° nei fiumi e torrenti vicino casa. Un giorno, provando delle figure in acqua piatta, mi ribaltai. Cosa normale per chi fa rodeo, solo che abituato a fare eskimi, in maniera super rilassata, mi accorsi che qualcosa non andava tanto bene perché, il primo tentativo di eskimo fu- ad essere ottimista – una “lisciata pazzesca”. Il secondo fu un tentativo tipo ” non ci credo” il terzo fu “vuoi vedere che…” e il quarto finalmente venne, con il viso più rosso della mia canoa e decisamente spompato. Da lì fu l’inizio della fine. Il giorno dopo scoprii di non sapere più fare l’eskimo. Chiaramente mi ribaltai non in acqua piatta ma in rapida, con conseguente nuotata lunga-lunghissima in pantaloncini corti e rigorosamente a piedi nudi. Era giugno e per ben 2 mesi l’eskimo fu a me sconosciuto. Andai anche a fare alcune gare di slalom ma il timore di ribaltarmi era forte, e quando succedeva nuotare era ormai scontato. Una stagione pessima. Provavo, mi allenavo, ma l’eskimo era magicamente scomparso, più nuotavo più mi ribaltavo, più mi ribaltavo più entravo in depressione.  Quel periodo durato 2-3 mesi, così come era arrivato, da un giorno all’altro sparì. L’eskimo era tornato. Da quel momento ogni anno sfrutto le occasioni per andare ad allenarmi a fare eskimi e ogni volta che vado in canoa trovo la scusa per farne almeno uno.  Il timore di dimenticarmi come si fa l’eskimo è ancora vivo in me.

Non so per quale motivo né conosco la causa. Penso fosse un fattore di tecnica. La pala la mettevo male in acqua ma questo era dovuto ad una poca tranquillità di testa. Ora, con più anni di esperienza nella formazione, posso dire che mi è mancata tutta quella fetta di esercizi tecnici e motori, atti a migliorare la percezione del corpo in acqua. Inoltre non avevo basi solide. Ero un canoista che scendeva fiumi e mi ritenevo anche bravo, ma poi con il tempo ho capito la differenza. Non è solo una questione “di scendere” ma è una questione di piccoli gesti, attenzioni al singolo dettaglio che fanno la differenza tra un canoista che si sente bravo e uno che realmente è capace. Sicuramente la parte di sensibilizzazione, gioco in acqua esercizi mirati per la destrezza avrebbero fatto la differenza, se li avessi fatti prima e se avessi avuto qualcuno attento a queste cose.

Vedo molti canoisti discreti, che hanno imparato molto velocemente ad andare in canoa, senza però saper giocare con la barca e con il fiume. Questi canoisti nonostante potranno diventare mediocri, non avranno mai le capacità per scendere fiumi impegnativi, con un buon grado tecnico e sicurezza. Se non si sa giocare nei buchi, se non si ha la capacità di sentire la pala in acqua, quando poi accadrà in rapida saranno guai. Ok mi fermo altrimenti rischio di diventare noioso.

Racconto la seconda esperienza più traumatica. A 20 anni sono in Nuova Zelanda. In canoa vado bene e se c’è una rapida difficile la voglio navigare. Sono bravo, forte e oserei dire anche estremamente bello ( 🙂 ) . Insomma avevo una percezione di me sbagliata. Allenato fisicamente e tecnicamente ad un buon livello, tranquillo in acqua e dove non c’era da sbagliare non, non potevo sbagliare e non sbagliavo.
Un giorno partiamo per andare a fare una cascata e, se dovessi illustrare la composizione del gruppo, assomiglierebbe  all’inizio di una barzelletta. Un italiano, un francese, un canadese e 2 neozelandesi. Si parte  per le HUKA FALLS. Circa 15 metri di salto con 220 m cubi al secondo. Ora, un salto di 15 metri non è cosa difficile ma 13 anni fa un salto così era qualcosa di particolare.

Andiamo a guardare la cascata e chiaramente decidiamo di navigarla. Imbarchiamo circa 500 metri monte. La foga era tanta e nessuno di noi si prende la briga di controllare i 500 m a monte del salto. L’ idea di farci sicurezza non esisteva, tantomeno di darci un ordine di images-30
partenza. E così siamo partiti tutti allegramente assieme. I 500 metri erano in una gola stretta con ritorni d’acqua cattivissimi. A 10 metri dal salto c’è un buco che tiene da parte aHuka-Falls-Taupo-2.CEXrKg parte del canyon. I due Neozelandesi si infilano dentro, rimanendo a tritare mentre i il canadese ed il francese pensano bene di andar loro addosso. Per evitare di fare il 5° incomodo nel loro party privato, decido quindi in
maniera intelligente di fermarmi in morta dietro al buco, chiedendomi anche perché i due francesi non avessero fatto la stessa cosa. Più tardi ho perfettamente capito il motivo. La morta era un pentolone gigante che continuava, a mio discapito, a portarmi nel buco, tritarmi, sputarmi, ributtandomi in morta pronto per un altro giro di giostra.

E infatti quellSchermata 2015-09-20 alle 10.46.49a giostra durò circa 10 minuti. Involontariamente entravo nel buco, mi “spiegava” due cose, tiravo l’eskimo grattandomi la mano sul bordo del canyon. Tra una tritata e l’altra c’era un frangente di secondo che potevo vedere e chiedermi  cosa avrei potuto fare.

1 Esco a nuoto? No sei a 10 metri dal salto e il canyon è verticale dove vai??

2 Prova a mettere la punta o la coda? Già fatto più e più volte di punta- di coda -di lato

3 Prova a surfare andando verso l’altro lato? Appena sfioro il buco incomincio a rotolare.

4 bestemmia? Fatto e rifatto, niente risultati

5 Aspetta che qualcuno ti aiuti? Addio, saranno giù a ridere e a bersi una birra.

5 Prova a pregare? Sono ateo ma ci proverò lo stesso. E così feci, giurai che se Dio mi avesse fatto uscire dal buco gregio sarei stato oltre che più buono, anche più rispettoso del fiume, evitando di ritrovarmi ancora in situazioni simili

Per un motivo o per l’altro comunque riuscii ad uscire. Ero  stremato. Prima di saltare sapevo che avrei dovuto buffare, sull’ondina, per saltare lontano dal ritorno. Arrivai sull’ondina senza forze mi ribaltò e io tirai l’eskimo in aria chiaramente senza riuscirci. Caddi perfettamente nel ritorno e mi resi conto di avere la canoa e sopratutto la testa in direzione del buco. Venni spinto sott’acqua, penso per circa 3-4 metri e accettai in maniera molto serena il fatto che sarei morto. Nel risalire la mia canoa si girò verso l’uscita, facendomi uscire a 5 metri dal ritorno.

Ero sopravvissuto. Ciliegina sulla torta c’era il poliziotto che ci aspettava per la multa. Mai stato così felice di pagare. I miei compagni canoisti, nonostante io avessi lottato per 10 minuti in un buco, nonSchermata 2015-09-20 alle 10.43.29 fecero niente se non aspettare. Questo era quello che intendevamo noi per sicurezza. Corda da lancio?  una ogni 5, sicurezza a valle? Perché?

Non eravamo sciocchi né tanto meno pazzi, semplicemente non sapevamo valutare i pericoli e non sapevamo cosa poteva succedere, quindi senza valutazione sulla sicurezza si vu
ole fare. Inoltre sapevamo poco e niente di quell’argomento. Se non che qualche “sfigato” per fare un passaggino ci impiegava 2 ore. Noi bravi più furbi….

Tanto più furbi che….

La mia vacanza finì e la consapevolezza di aver rischiato seriamente la vita mi aveva seriamente scombussolato. Da quel momento non sono più riuscito ad andare in canoa. Entravo in acqua e tremavo, facevo una rapida ed ero tesissimo. Se mi ribaltavo ogni tanto provavo l’eskimo, ogni tanto nuotavo. Avevo perso la tranquillità e la lucidità. Dovetti ricominciare daccapo. Prima al laghetto, poi sui secondi gradi … certo fu molto più veloce il percorso di apprendimento ma ho comunque dovuto rispettare certi tempi.

In 2 stagioni ripresi ad essere un discreto canoista. Ad onore del vero, da quella volta non fui più un ottimo canoista. Non sto parlando dell’aspetto tecnico che negli anni migliorò ancora, ma di testa non ero più così forte.

Negli anni, come maestro, ho notato come molti canoisti avessero anche loro momenti di “no eskimo”

Indagando ho sempre notato queste problematiche:

  • Apprendimento iniziale: spesso si dà valore all’istruttore e all’allievo se riesce a scendere rapide il prima possibile. Quindi la formazione non è più una formazione per imparare ad andare in canoa ma per riuscire a bruciare le tappe. Questo comparta grossi problemi. Un ragazzo che non ha avuto le giuste nozioni, che non ha svolto i corretti esercizi per affinare tecnica, sensibilità, ed esercizi per la tranquillità in acqua, si troverà a distanza di anni ad essere un discreto canoista con delle fondamenta scarse. Purtroppo nel momento che si accorgerà di questa mancanza starà già navigando cose difficili.
  • Tecnica dell’eskimo scarsa. C’è l’eskimo didattico, c’è l’eskimo funzionale e c’è chi ha appreso una corretta sensibilità alla pala e al movimento del bacino che tira l’eskimo, in tutte le situazioni, andando a sentire dove la pala “ha presa”.
  • Giocare in fiume. La velocità di apprendimento e la voglia di navigare le rapide senza le basi giuste, non vi permetterà di giocare nei buchi e quindi di acquisire quelle nozioni di destrezza, essenziali per navigare fiumi difficili. Infatti i canoisti più forti al mondo sono anche forti rodeisti.
  • Zero capacità di analisi. Nel mio primo caso di NO ESKIMO, mi allenavo molto e non capivo come mai non mi venisse più. Non avevo però gli strumenti e le chiavi giuste per capire che spesso la testa ci manda messaggi. Sta poi a noi cercare di capirli. Nel secondo caso, la mia testa si era bloccata. Anche qui, poca mancanza di analisi, per superare un trauma. Ecco quindi che solo l’aspetto tecnico, non può bastare per migliorare e per essere tranquilli in fiume. Bisogna saper valutare e spesso sarebbe il caso di non trovarsi a vivere certe esperienze, solo dannose per la nostra crescita.
  • Diventate sempre più bravi e vi ribaltate sempre meno. Cercate di continuare ad essere allenati ad avere la testa sott’acqua, allenatevi anche nel nuoto ogni tanto, perché prima o poi nuoterete.

rescue projectConsigli:

1 Imparate e createvi delle basi in acqua piatta importanti. Non abbiate fretta, perché poi raramente tornerete su acque facili a rifare i fondamentali. E si sa, gli errori sono duri da togliere.

2 Non lavorate solo sul gesto tecnico, ma sulla sensibilità ed ascolto di quello che vi trasmette, la pala, la canoa, il vostro corpo il fiume

3 Imparate ad analizzarvi sotto l’aspetto mentale. Crescete, affrontate gli errori, i traumi e gli incidenti in maniera corretta.

4 Autovalutazione. Se nel periodo di NO ESKIMO mi fossi spinto oltre, probabilmente sarei andato in contro ad incidenti importanti.

5 Accettare la curva dell’apprendimento. Quello che non avete fatto prima, in futuro vi accorgerete che dovrete farlo.
Schermata 2015-09-20 alle 10.29.016 allenate la testa sotto stress. Dedicate delle giornate di allenamento, sia tecnico che mentale. Non basta solo scendere. Dico sempre che ci sono degli allenamenti in cui, se un buon canoista non tira il bagno, significa che non si sta allenando. Chiaramente vi dovete “tirare il collo” in situazioni estremamente sicure, entrare nei buchi, starci dentro il più possibile, non perdere la lucidità, riuscire a respirare, capire dove siete etc..

7 Capire di avere un problema, non continuate a forzare; spesso rischierete solo di peggiorare la situazione

8 se siete degli istruttori, non azzardate mai con i vostri allievi, spiegate il perché delle cose. Un vostro allievo deve poter fare un bagno in canoa ed avere gli strumenti per superare in maniera brillante il trauma. Se salterete delle tappe, oltre a creare dei deficit tecnici importanti al vostro allievo, gli farete anche prendere paure, che coni il tempo lo porteranno a smettere di andare in canoa.
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9 insegnate ad affrontare le sconfitte, tutti gli sport hanno bisogno di tempo ed errori. L’istruttore ha il dovere di insegnare a 360°, non solo l’aspetto tecnico.

10 Date ai vostri allievi la possibilità di migliorare. Cercate confronti con altri professionisti, mandate i vostri allievi con istruttori più qualificati di voi in un particolare settore o semplicemente per avere feedback diversi e provare didattiche differenti.

Mi capita spesso di incontrare canoisti che vanno in canoa da più di 10 anni. Vedendoli in acqua mi accorgo che non sono migliorati affatto. Mi chiedo come è possibile che una persona non riesca a crescere. Già solo per gli anni in acqua, dovrebbe migliorare. La risposta che mi sono dato è: non ha gli strumenti e gli aiuti per capire dove e cosa sbaglia. Se un canoista lavora sulla sensibilità piano piano migliorerà automaticamente. Se una persona in canoa è cieca e sorda non sentirà mai cosa la canoa vuole trasmettergli.

Vi garantisco che lavorando come maestro mia accorgo di una cosa importante. Vengono da me canoisti bravi, che navigano cose difficili. Fanno errori stupidi, senza riuscire ad ascoltare la canoa. Nel giro spesso 2 giorni, migliorano nettamente, aumentando così la loro sicurezza tecnica e mentale. Quello che mi chiedo è: perché non sei venuto prima????Avresti evitato bagni, errori e ora saresti un canoista più bravo.

Ma poi mi dico che è come andare dal dentista: tutti ci diciamo ogni anno di fare una visita, così oltre a prevenire dolori, risparmiamo anche soldi. Ma poi alla fine si va dal dentista solo quando proprio non se ne può fare a meno. Forse anche il maestro di canoa è visto come un dentista che non usa l’anestesia e ci si va solo se strettamente necessario. Ma spesso è molto meglio tenersi il dolore perché raramente è strettamente necessario.

Questi sono solo alcuni punti. Avrei voluto imparare con basi più solide, avrei voluto essere un canoista e uomo con una migliore capacità di autoanalisi e valutazione. Avrei voluto affrontare gli errori e incidenti molto meglio, sia nel momento dell’incidente che dopo.

In realtà di strada da fare ce n’è molta, forse troppa. Ad ogni incidente, ad ogni amico canoista che il fiume ha portato via, la mia tranquillità e capacità vengono amputate. Quel ragazzo che si sentiva così forte e sicuro ora non ha più così tanta sicurezza. Sia sotto l’aspetto tecnico-canoistico che di sicurezza, le conoscenze sono aumentate, ma purtroppo la testa non è più tranquilla.

Ho fatto troppi errori, troppi traumi, ho spinto anche quando non avrei dovuto, il risultato è un discreto canoista. Forse è vero, si insegna solo quando non si può più dare il cattivo esempio. Un bravo istruttore deve avere esperienze positive e negative, e deve riuscire a trasmettere ai suoi allievi i mezzi per evitare questi errori.

Il fiume va rispettato. Non è solo uno slogan, ci vuole davvero niente per avere incidenti e non necessariamente bisogna essere sui 6° gradi.

Non forzate troppo perché oltre a un bagno perderete molto di più… ….  perderete la tranquillità, cosa molto più difficile da ritrovare.

Buona discesa a tutti.

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