Come pensare quando si è in fiume.

Come pensare quando si è in fiume.

Spesso ci troviamo ad affrontare un incidente in acqua, e allora come pensare quando si è in fiume? Un semplice bagno, nostro o di un nostro amico. Oppure qualcosa di più complesso dove preparazione e tecnica sono fondamentali. Purtroppo, non sempre l’aspetto legato alla tecnica può bastare, è importante capire bene qual’è il modo corretto di pensare e seguire il giusto modo per fare le cose.

DSC07108Proviamo a pensare ad un semplicissimo passaggio di corda da una parte all’altra del fiume. Questo ci potrebbe servire sia per recuperare una canoa, che per recuperare un compagno sulla riva, oppure per stabilizzare una persona in acqua o per predisporre per la manovra di doppio imbraco.

DSC00035La velocità in questi casi è fondamentale e gli errori non sono ammessi. Ma il pensare che sotto stress gli errori non possono accadere è sicuramente il primo grande errore di valutazione. Ecco quindi che, riuscire a seguire un giusto modo di pensare, può ridurre la probabilità di commettere errori ma in generale senza pregiudicare il successo di un soccorso.

La domanda che voglio porgervi è questa: “COME TENSIONARE UNA CORDA DA UNA PARTE ALL’ALTRA DEL FIUME?”

Le risposte possono essere molteplici:

1 la porto di là in canoa,
2 lancio la corda a qualcuno sulla riva opposta
3 se non c’è qualcuno di là ci vado io o in canoa o a nuoto
4 me la porto attraversando il fiume dove l’acqua è bassa
5….

Ora quello che vorrei analizzare, non è tanto la procedura in sé, quanto su come bisognerebbe ragionare per il 90 % delle situazioni.
La larghezza del fiume può influire ma semplicemente per scartare alcune opzioni. Nel BLS per anni ci è stato insegnato che dovevamo seguire ABC ( A aperture vie aeree, B respiro, C circolazione). Anche nel tensione una corda da una parte all’altra del fiume dovremmo seguire alcuni punti fondamentali.

Spesso sento dire che per passare una corda da una riva all’altra basta attaccarsela al salvagente e portarla di là o a nuoto o in canoa. Questo è vero e possibile, ma solo su situazioni molto facili. Dove l’acqua corre, l’attrito sulla corda in acqua porterà il nuotatore o il canoista a non riuscire a fermarsi in morta. Sprecando tempo, energie o probabilmente il nuotatore migliore, precludendo purtroppo l’esito positivo del soccorso.

Alla domanda: “Come portare da una riva all’altra la corda?” la risposta corretta è:

Devo utilizzare un sistema che mi permetta di sbagliare più volte.

DSC07005A. mando sull’altra riva un canoista o un nuotatore. E’LEGATO, quindi porta già lui la corda con sé? La risposta è NO, perché se non legato la persona che traghetterà potrà partire a monte anche 200 metri senza nessun vincolo e senza nessun attrito. (il nuotatore che andrà di là non è necessario che sia il più bravo)

B. Lancio di corda, posso provare se il lancio è corretto, bene; ma se sbaglio cosa possiamo fare?
Semplice posso rilanciare un’altra corda. Non ho più corde e il fiume è troppo largo.

C Parte a nuoto o in canoa il secondo nuotatore, questa volta DSC07029vincolato come uomo al guinzaglio. Potrà riuscire ad attraversare il fiume. Oppure potrebbe avere difficoltà per colpa degli attriti o di altre variabili come per esempio delle correntine che non avevamo calcolati. Ecco che il nuotatore precedentemente arrivato sull’altra riva, potrà quindi andare in aiuto al nuotatore con la corda, lanciare la corda e portarlo a riva.

In questo modo abbiamo potuto: sbagliare il lancio di corda 2 volte, sbagliare il traghetto a nuoto e se fosse stato in canoa ad attraversare ci sarebbe stata una persona ad aiutarlo per fermare il kayak. DSC07281

Ecco quindi il giusto modo di pensare: poter sbagliare senza precludersi la buona riuscita.

Ogni rapida, ogni scelta nel soccorso ove possibile deve sempre lasciarmi la possibilità di sbagliare, avere un piano B, C, D e se serve anche E… e riuscire a portare a casa il risultato. Si può perdere una battaglia, ma non si deve perdere la guerra. Spesso in questa partita non si può arrivare secondi.

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