Cosa vuol dire formare personale per il soccorso?

Questo articolo vuole essere un punto di vista per dare alcune informazioni riguardo ai percorsi formativi e gli obbiettivi che un corso dovrebbe perseguire in termini di sicurezza

 

 

Partiamo dai programmi di formazione. Troppo spesso sento personale che, pur non lavorando nel mondo dell’acqua viva, afferma che i corsi proposti dalla scuola Rescue Project sono “troppo professionali”. Questo viene spesso detto come nota negativa quando, a mio avviso invece, dovrebbe essere una cosa estremamente positiva. La professionalità è il motivo per il quale si fanno i corsi e perchè i professionisti passano da qui!!!

 
Partiamo, spiegando quali sono gli obbiettivi che la scuola si prefigge in ogni programma formativo.
1 Non si può pensare né pretendere che un neofita dopo 3 giorni di corso possa avere delle competenze tali da potersi muovere in autonomia in ambienti ostili  né tanto meno si può definire una persona competente.

2 Quello che la Scuola fa è molto semplice: dopo aver analizzato incidenti statistiche ed esperienze si è cercato di usare il tema del soccorso in acqua come mezzo per raggiungere un obbiettivo che non ha niente in comune con il saper fare un nodo o altro. L’obbiettivo è quello di preservare i soccorritori e far conoscere cosa vuol dire acqua viva. Questo è essenziale perchè quasi tutti gli incidenti in acqua sono dati da sottovalutazione. E’ importante sapere che gli incidenti quasi sempre accadono a persone che hanno fatto una formazione. Notando gli incidenti, il mio parere è che queste squadre hanno avuto una formazione poco seria e professionale.

Partiamo dal presupposto che l’acqua è un elemento estremamente pericoloso con situazioni che posso velocemente volgere in situazioni drammatiche se non valutate. All’inizio di ogni corso gli istruttori fanno una premessa:
Questo corso spero non vi dia molte risposte ma soprattutto DOMANDE. L’obbiettivo è farvi capire i pericoli e come evitare di mettersi nei “casini”. Per questo motivo le domande vi salvano la vita; un soccorritore che si pone i corretti quesiti è un soccorritore che analizza, che vuole approfondire conoscenza e che molto spesso ha maturato esperienza.

Per questo motivo quando facciamo i corsi insegniamo in fiume il nuoto, certo, questo ha lo scopo anche di salvare un soccorritore che nel caso cadesse in acqua sarebbe in grado di salvarsi, ma il fine è molto più difficile,  ovvero; insegnare al soccorittore come evitare di trovarsi in quella situazione ed anticipare i possibili incidenti, con una corretta valutazione degli scenari, del personale e del materiale.
Saper valutare è una cosa molto difficile, che richiede anni e anni di pratica seria e alla fine non tutti riescono ad ottenere quella visione indispensabile per lavorare in acqua.

Come ottenere un soccorritore sufficientemente competente ma soprattutto consapevole?
Lo portiamo in fiume e lo facciamo sbagliare e ancora sbagliare, (ci possiamo permettere di far sbagliare i corsisti perchè lavoriamo con sicurezze costanti durante il corso e abbiamo istruttori capaci che sanno realmente cosa devono fare in caso di incidente e sanno valutare i migliori scenari).

L’importanza dei corretti messaggi: se io insegno a guidare un raft in piscina sarà difficile riuscire a far capire il pericolo nell’usare un mezzo come questo in uno scenario reale di soccorso ed emergenza. Poi abbiamo il pericolo del formatore. Se un formatore ha reale esperienza, mai porterebbe una persona neofita in piscina ad insegnare le tecniche. Ma detto questo il messaggio che la Scuola Rescue Project vuole trasmettere è questo: il raft è pericoloso, anzi molto pericoloso e per usarlo non bastano 3 giorni. Sconsigliamo l’uso del raft anche in “piscina”.
I corsisti quando escono dai corsi della Scuola Rescue Project, dopo essere scesi in autonomia e in maniera corretta su 3° e 4° gradi alla fine del percorso capiscono il pericolo e comprendono la pericolosità che il raft porta…scalzando quella “falsa illusione” di sicurezza che il raft trasmette. Questo è il messaggio più importante. Capire il pericolo. Come lo hanno capito? Semplicemente con un corso serio. 

Tutti imparano a guidare un gommone, tutti imparano a nuotare o a fare un nodo ma pochi sanno capire fino a dove possono arrivare e conoscono quali sono le valutazioni che un soccorritore deve fare. Ma queste cose sono impossibili da spiegare bisogna farle provare con i giusti tempi.
Al contrario se si insegna in piscina o in condizioni particolari con formatori che non hanno l’esperienza non si potrà  far comprendere quali sono i pericoli e i rischi, con la conclusione di avere soccorritori pericolosi e a rischio di incidente. Se un istruttore non ha mai cappottato davvero su 4-5 ° come può insegnare il cappotto. Se una persona non naviga tutti i gironi e ha avuto incidenti come può insegnare ad altri, come evitare gli incidenti? Semplicemente non può! Nè in termini di contenuti, nè in termini morali… 

La chiave è “affidarsi a professionisti”. Come fare? Basta informarsi sul curriculum dei formatori, sul lavoro che questi svolgono quotidianamente. Se l’istruttore di mestiere fa la guida rafting o il maestro di canoa non è sufficiente : deve lavorare tutti i giorni su fiumi difficili e deve aver intrapreso un percorso per diventare istruttore di soccorso. Se ha esperienza internazionale e ha almeno 10 anni di esperienza nel soccorso allora può essere una persona idonea per insegnare qualcosa in fiume.

Se una persona di mestiere fa il cuoco o il meccanico e il sabato e la domenica insegna ad andare in acqua … chiedete che curriculum ha. Perché quello che questa persona vi insegnerà farà la differenza tra la vostra vita e la vostra morte. E un istruttore che non ha competenze vi potrà semplicemente insegnare come mettervi in pericolo.

Cercate programmi professionali che vi insegnino e vi aiutino a comprendere i pericoli. Affidatevi a professionisti per apprendere, scegliete programmi seri.

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