didattica come insegnare essere istruttori.

Oggi vorrei scrivere un po’ sulla didattica. Come spiegare alcune cose e perchè farlo in un modo piuttosto che in un altro.

Qui un piccolo video per comprendere meglio.

https://youtu.be/w_i484w4I1g

Diciamo che ci sono vari modi, o più tecnicamente “metodi”; spesso la capacità didattica la si acquisisce con il tempo e con l’esperienza.  Una  buona attitudine e talento nel saper spiegare e comprendere i nostri allievi.  La passione è la cosa più importante, anche se solo con la passione i risultati non arrivano. Si deve studiare, lavorare tanto.

salvamento_fluviale_river_rescueDSC04750_tnCome disse Plutarco “LO SCOPO DEL MAESTRO NON E’ RIEMPIRE UN SACCO MA ACCENDERE UNA SCINTILLA”.  “Non siamo vasi da riempire, ma fiammelle da far adere”

Diciamo che un buon docente non è necessariamente buono per tutti. E’ importante capire cosa si sta insegnando … se si parla di insegna una tecnica in uno sport che piace, dove il pericolo di vita non sussiste o se si sta imparando una tecnica che invece ti salverà la vita. Ci sono ritmi, modalità e considerazioni diverse da fare, per quanto riguarda la docenza.

Scuola Nazionale di Formazione Rescue Project5IL DOCENTE

Ho frequentato molti corsi di formazione, osservando sempre con occhio di riguardo come un docente spiegasse, si atteggiasse; per comprendere l’approccio ed il metodo. Posso in generale distinguere delle categorie.

La prima categoria è il docente che insegna per accrescere il proprio ego; non sto dicendo che non gli interessa trasmettere ed insegnare, ma che comunque la sua messa in discussione risulta limitata e l’accentramento di sé nella fase di insegnamento è alto. Questo è molto dannoso perchè l’allievo non è posto al centro del processo di formazione, inoltre il docente cercherà sempre di avere un feed back positivo, spostando l’obbiettivo non più sull’efficacia del risultato ma bensì sulla bravura dell’istruttore.

DSC00245Un’altra categoria è quella che chiamo “Il Rambo senza motivo”. Arrabbiarsi non è né professionale né utile. Si può essere duri ma rimanendo sempre educati e rispettosi. Posso comprendere che ogni tanto va data una sveglia e durante i corsi spesso è normale che, per fare un passo in avanti  e far comprendere rischi e pericoli, si utilizzi un certo tipo di comunicazione. Soprattutto se l’ambiente reale di apprendimento, espone a rischi reali (penso appunto all’accompagnare persone in fiume); dove per forza di cose è fondamentale “dare una svegliata”. Questo non vuol dire  però usare parolacce e mancanza di rispetto. La differenza nel “Rambo senza motivo” è che, nell’atto della “svegliata” questa non è una recita, ma ci crede per davvero.

Nella categoria poi rientrano anche i veri docenti, aggiornati preparati umili e a disposizione dell’allievo. Infatti la bravura sta nel riuscire ad essere il docente “giusto”, con etica, morale e grande preparazione.

DSC00089L’ALLIEVO

L’allievo che non capisce o che fa il furbo. Questo capita durante i corsi che l’allievo sia uno che è più attento a fare il meno possibile che a mettersi in gioco e a sbagliare, magari perchè è stato costretto a fare il corso di malavoglia. Oppure semplicemente non è abituato a provare e quindi vuole imparare senza sforzo, vuole imparare senza cadere e fare solo quello nel quale puo’ avere successo. Quella persona che magicamente, all’età di 35/40 anni, manifesta dolori al ginocchio a seguito di un incidente avvenuto all’età di 3 anni, tali da compromettere la sua entrata in acqua per le esercitazioni pratiche….

L’allievo chiacchierone, che sa tutto e che monopolizza i momenti di de-briefing con le esperienze personali; che ti vuol vendere che lui è un macchina da guerra, che dice a tutti “seguitemi” mettendo in pericolo gli altri e sé stesso. Che fa questi corsi per far vendere agli altri quanto è bravo.

Poi c’è quello al quale non si darebbe un centesimo, è lì tanto perchè ci doveva essere, scoprendo poi che sarà il migliore ed eviterà che gli altri si facciano male. Sarà la risorsa.

Ma ora entriamo più nel merito della formazione, perchè un bravo docente può essere tale solo se trova una buona tela su cui scrivere.

IMG_8628Tempi: ogni occasione formativa prevede tendenzialmente sempre, la definizione dei tempi per un determinato argomento. Sarebbe bello poter approfondire, ma spesso le persone hanno bisogno di sbatterci il naso contro. Purtroppo abbiamo un tempo dato dai giorni liberi dal lavoro che spesso sono 2 a settimana se non meno. Ecco quindi che a livello teorico si potrebbe parlare di come e cosa è meglio fare, ma non sempre è possibile.

Ci sono varie metodologie formative, personalmente mi affido alla metodologia di Koll. Secondo la sua teoria,  l’apprendimento passa da 4 fasi, in un circolo continuo ed infinito, denominato appunto “ciclo di Kolb”,

DSC06747Le 4 fasi individuate da D. Kolb sono:

  • esperienza: quindi la situazione che noi viviamo, attraverso mente e sensi (sentiamo, odoriamo, tastiamo, proviamo emozioni, agiamo, subiamo l’ambiente ecc…)
  • riflessione: per poter proseguire con il ciclo e quindi passare all’atto vero dell’apprendimento, è necessario riflettere sull’esperienza vissuta.
  • concettualizzazione: dalle riflessioni, scaturiranno dei concetti, che posso mettere nel mio “cassetto dell’esperienza” ed applicare ad altri contesti (come trovare una “regola” che mi aiuta anche in altre situazioni)
  • sperimentazione: mettere in atto queste regole, per affrontare una nuova esperienza.

Ognuno di noi apprende in maniera diversa però possiamo classificare le persone a seconda della loro propensione ad uno specifico tipo di pensiero. Il ciclo di Koll infatti racchiude in sé 4 tipologie di pensiero che sono:

Pensiero divergente, assimilatore, convergente, adattivo.

C’è chi impara principalmente pre prova ed errore, chi invece osservando e concettualizzando, chi ancora ha bisogno di imparare prima la teoria per poi mettere in pratica. Durante i miei corsi, negli anni ho notato come, per gli obiettivi formativi che si pongono i miei corsi di formazione, le persone apprendano più velocemente partendo dall’esperienza. Ovvero, è importante sottolineare che nell’atto formativo, un docente può partire da un punto piuttosto che dall’altro; avendo imparato questo, anche io gioco molto e alterno le fasi. Ma a livello macro punto molto sull’esperienza per poi fare una riflessione su cosa è andato bene e male, si fa un de-briefing immediatamente al termine di ogni esercizio, si capisce dove si sbaglia e si aggiustano o si rivedono i problemi, per poi riprovarci, con una nuova esperienza. Molti spesso mi dicono ai corsi “però prima non mi hai spiegato nella teoria, magari se lo facevi l’esercizio mi riusciva”. L’errore di fondo risiede nel fatto che il mio obiettivo di docente non è farti avere successo nella esercitazione; ma farti imparare in modo accompagnato, attraverso emozioni, sensazioni, esperienza, dai quali poi andare a comprenderne la teoria sottostante.

Il maestro deve essere in grado di capire chi ha davanti. Immaginiamo un ingeniere abituato a lavorare su carta, a creare progetti e a studiare. Ora immaginiamo un bambino abituato a schiacciare pulsanti e ad apprendere per prova di errore, cosa funziona e cosa no. Il buon maestro sarà quello in grado di costruire per l’ingegnere l’esercizio e le finalità, e con il bambino riuscirà ad interagire giocando e facendogli imparare l’esercizio. Anche qui il Signor. Kolb spesso mi è di aiuto: conoscendo le tipologie di pensiero ed osservando i miei allievi, provo a proporre esercizi specifici, che calzino ed entrino in sintonia con l’allievo.

Possiamo anche affermare che un bambino, nella fascia di età sensibile, impara per imitazione circa il 90%. L’adulto chiaramente no o per lo meno, è una competenza che nel tempo si va ad affievolire e non rimane peculiarità di tutti. Ecco quindi che la didattica cambierà a seconda dell’età, in relazione al fisico, e anche al carattere e tempra della persone.

C’è chi ha bisogno di sentirsi dire: “Bravo, riprova!” e chi invece del bravo interessa poco o ce la fa o non ce la fa. E così via… Ci sarà chi tende a scoraggiarsi quando sbaglia e quello che invece trova stimoli e si motiva. Starà a noi dosare il giusto equilibrio.

La voce, il tono per trasmettere sono molto importanti, anche qui cambiare i toni per mantenere attenzione, riuscire a marcare certi concetti e mantenere un linguaggio semplice ed efficace.

Il docente deve avere un buona capacità lessicale, ma non deve complicare dove non serve. La mimica facciale e corporea, sono anche loro elementi di comunicazione. Uno sguardo sbagliato può trasmettere molto di più di una frase.

Ricordiamoci che è impossibile non comunicare. Anche stando zitti il nostro linguaggio corporeo comunica. Non si può dare niente per scontato e gli obbiettivi del maestro devono essere gli obbiettivi dell’allievo. 

Questi sono solo alcuni punti per incominciare ad avvicinarsi nel difficile ruolo del Docente. Molte volte mi trovo ad essere io l’allievo, e di docenti frustrati, poco competenti, ne ho incontrati purtroppo molti. Devo dire anche che ho conosciuto formatori bravissimi, ai quali rubare e prendere spunti. Credo però che molto sia dovuto al talento di trasmettere concetti passione ed esperienza.

Nel prossimo articolo vedremo come un istruttore deve svolgere la formazione e quali punti deve osservare per dare l’allievo le giuste basi.

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