Esperienze di insegnamento: ecco alcuni consigli.

Schermata 2015-08-19 alle 18.57.43Questo articolo vuole essere anche un racconto delle esperienze passate, cosicché questo blog non sia solo pieno di tecniche e commenti, ma anche il risultato di esperienze personali e non.  Ogni tanto metto un aspetto più personale e le considerazioni lasciano spazio a pensieri, momenti buoni e momenti no.

Sono sempre convinto che un buon maestro sia solo una fetta della mela, l’altra fetta è l’allievo. Un buon allievo troverà un buon maestro.

soccorso-fluviale-kayakDSC06979_tnMaestro, istruttore, appassionato … tutti devono rispettare un codice che possiamo racchiudere in questi punti.

  • Mettere in sicurezza sempre il nostro allievo o chi accompagniamo
  • Cercare percorsi formativi fatti da professionisti, che ci possano realmente mettere nelle condizioni di apprendere.
  • Ci sono istruttori e istruttori la patacca serve a poco se non c’è dietro una buona formaimageszione.
  • Far divertire il nostro allievo e dargli le giuste informazioni
  • Insegnare al meglio, non essere egoisti e, quando il nostro allievo sarà diventato più baravo di noi, mandiamolo da qualcuno più bravo.
  • Insegnare la professionalità, anche ad un principiante. Forse quella passione un giorno diventerà un lavoro o magari forse no, ma abbiamo l’obbligo di formarlo su tutto. Se insegniamo solo ad andare in canoa e non insegniamo quanto sia importante la sicurezza personale e di gruppo e l’assumere responsabilità e professionalità, non saremmo buoni istruttori.
  • Insegnare il rispetto del fiume. L’istruttore che gira senza casco, senza corda anche in tratti facili, sta trasmettendo poca serietà. L’istruttore ha l’obbligo di mostrare come il rispetto per il fiume deve essere sempre al primo posto. I nostri allievi ci imitano e riusciamo ad insegnare anche attraverso un corretto abbigliamento e atteggiamento rispetto all’essere in fiume.
  • Obiettivo: gli allievi devono diventare più bravi dei maestri. Se un istruttore non conosce alcune cose, pazienza, ma spronatelo, perchè il vostro allievo vada ad imparare quello che voi non sapete da altri.
  • L’istruttore o il professionista che non si aggiorna almeno una volta all’anno è lontano dal mettere in sicurezza il proprio allievo.

Una volta soddisfatti questi punti vediamo la didattica:

Nell’articolo precedente si parlava di comunicazione e come dosare i tempi. Entriamo più nel dettaglio e vediamo come un istruttore si trova in queste situazioni.

Allievo stanco, frustrato, confuso: dobbiamo capire quando abbiamo un allievo stanco, frustrato e che non capisce. Bisogna comprendere quando si sta andando nella direzione sbagliata, e quando è ora di fermarsi. Un allievo stanco e frustrato è una persona che è diventata più vulnerabile, meno attenta e motivata. L’istruttore deve far compiere esercizi calibrando in modo corretto il rapporto difficoltà/successo: un esercizio non ancora alla portata per il livello di preparazione porterà ad eccessiva difficoltà, quindi frustrazione, con ripercussioni sul risultato e sulla motivazione a continuare. Un esercizio invece con un livello di difficoltà inferiore, metterà comunque alla prova, ma alla fine il nostro allievo riuscirà a farcela (rinforzo positivo). Non si può sempre vincere, ma nemmeno continuare a perdere. Gli esercizi devono riuscire, non subito, ma la didattica e la formazione deve essere a portata del nostro allievo. Un ragazzo che non si diverte è un ragazzo che smetterà di andare in canoa, di far rafting, di amare il fiume. Diverso è per il soccorso, dove il divertimento c’entra poco; a nessuno piace prendere botte, farsi male, ma qui si entra nel campo del soccorso, dove divertimento ed esaltazione devono lasciare il posto a professionalità ed obiettivi di altra natura. Anche nello sport della canoa e del rafting nonostante siano passioni, bisogna però spiegare le basi di autosoccorso, i giusti comportamenti. Siamo comunque in un ambiente pericoloso.

Dobbiamo anche avere l’attenzione nel vedere se i nostri allievi stanno capendo, sono distratti o preoccupati. Insomma un buon maestro deve azzeccare i tempi per ogni cosa e per ogni parola.

Svolgendo molti corsi di soccorso o di perfezionamento al kayak piuttosto che al rafting  mi trovo persone di vario genere.

  1. Chi vuole imparare ad andare in canoa per andare al lago,
  2. Chi vuole navigare i 5°,
  3. Il soccorritore salva tutti,
  4. La persona che non voleva venire al corso,
  5. Il canoista che sa già tutto,
  6. Quello che si deprime se sbaglia
  7. La guida rafting che scoprirà di non essere più il pesce di una volta, e di non conoscere molte cose.
  8. Il canoista che si sopravvaluta
  9. Quello che fa le rapide solo per la go pro
  10. Quello che deve dimostrare qualcosa a se stesso o agli altri
  11. Chi arriva con basso profilo e si rivela l’anello forte
  12. etc.. etc..

L’istruttore deve lavorare per soddisfare gli obiettivi e le aspettative dell’ allievo. Una guida non può pensare solo al divertimento, deve imparare a capire le difficoltà di un incidente, dovrà prevenire e comportarsi da professionista. Un corso con le guide rafting/hydrospeed/ecc non deve essere solo improntato alla tecnica, ma deve andare oltre. Bisogna lavorare sulla persona, cosa molto più difficile, piuttosto che insegnare un nodo. Inoltre l’aspetto tecnico richiede tempo e sacrifici, possiamo insegnare il giusto modo per crescere. Le giuste domande da porsi.

DSC02449Spesso l’istruttore riviste un ruolo molto importante, e per aiutarlo a crescere non dobbiamo limitarci ad insegnare una semplice tecnica. A volte bisogna aiutarli a crescere, maturare, parlare e parlare sul perchè di una cosa. Risultare anche antipatici a volte, perchè si dicono frasi che una persona non vorrebbe sentirsi dire. Ma uno dei compiti che abbiamo visto prima, è CERCARE DI PRESERVARE IL NOSTRO ALLIEVO DAGLI INCIDENTI. Spesso i nostri allievi, per mancanza di esperienza, non possono avere le competenze per capire quello che gli si vuole dire, ma bisogna provarci. Poi arriva anche il giorno in cui ci dobbiamo rendere conto che tutte le parole per il nostro allievo erano solo parole vuote, tutti i consigli erano visti solo come  “rotture di scatola” tutti i sacrifici per insegnargli con passione e serietà si scontrano con la realtà:  si sta perdendo tempo. In quel caso potete scegliere di farvi pagare molto limitandovi a fare il semplice mestiere del “ti spiego, guarda prova” oppure potete smettere di perdere tempo e andare in canoa con i vostri amici per divertirvi. Eviterete nervosismi e sopratutto vi divertirete senza avere responsabilità in acqua.

DSC01675Ogni volta che insegno mi trovo a voler trasmettere qualcosa di più di un semplice nodo, non guardo mai l’orologio e per me il mio lavoro diventa utile solo quando il mio allievo impara e cresce. Ho avuto allievi che ora sono veri professionisti del fiume e devo dire che quando li guardo in acqua sono felice per loro.  Con molti di loro abbiamo un rapporto di vera amicizia e rispetto. Non importa quanto bravi siano diventati, abbiamo condiviso e siamo cresciuti assieme. Abbiamo litigato, ci siamo allontanati, ma sempre, dopo un loro grande o piccolo incedente sono arrivati e hanno detto: “Grazie ora ho capito. Ho fatto quello che mi hai sempre detto di fare, ero pronto e preparato, sono stato bravo. ” Ogni tanto ci vuole solo del tempo, ma prima o poi capiscono, tutte le parole, tutti i perchè di una cosa detta in un modo o fatta in un altro. E molti comprendono con il tempo quanto spesso sia difficile anteporre il ruolo del maestro a costo di un amicizia solo per il loro bene. Ma se si capisce questo il rapporto si unirà ancora di più.

Il mio lavoro non è solo insegnare, il mio compito, vista la materia, è quello di preservare la persona da errori stupidi che potrebbero ucciderlo o uccidere altri. Ho poco tempo e tante info da dare. Inoltre devo trasmettere un certo tipo di professionalità. Se una guida rafting che frequenta il mio corso, va a lavorare in pantaloncini corti e maglietta, o si mette i pantaloni stagni con una maglietta sopra, vuol dire che io non sono stato un buon docente e la colpa è mia.. E’ inutile imparare DSC01690e saper fare mille cose se poi uno va in fiume in infradito. Vuol dire che non sono stato un bravo docente. Devo dire però che questo mi capita pochissime volte, il professionista che si avvicina a questo percorso è già preparato a voler essere una brava guida e si comporta di conseguenza.  Ugualmente è l’istruttore di canoa.

Un maestro di canoa un giorno venne ad un mio corso con questa aspettativa: mi insegni tutto e poi io lo insegnerò ai miei corsisti. Io gli dissi vieni pure e impara. Alla fine del corso mi disse: grazie ho capito quante volte ho rischiato la vita e ai miei corsisti dirò di venire da te, perchè io non sono in grado di spiegare e garantire la sicurezza in questo settore. Quel maestro viene ogni anno ad aggiornarsi, vuol dire che ha compreso molto di più di un nodo. Ha capito il perchè, e ora viene con i suoi allievi a frequentare i corsi.

Poi c’è anche chi si inventa istruttore dopo 3 giorni di corso, ma questo è tutta un’altra storia . Non capita mai con professionisti perchè quelli bravi, che fanno questo di mestiere, capiscono limiti e difficoltà. Anzi sempre più trovo guide, maestri di rafting o di canoa frequentare più corsi all’anno  solo per migliorare e crescere.

DSC00245Partiamo da piccole riflessioni ed esperienze di più di 14 anni di formazione. Lavorando tutti i giorni ho la possibilità di fare esperienza, sbagliare riprovare aggiustare il tiro. Ogni corso è qualcosa di nuovo, ogni corso cerco di migliorare sempre di più a perfezionare il mio linguaggio e far comprendere meglio esercizi e finalità.

Posso confermare che nei corsi più lunghi di 5 giorni continui,  la curva dell’apprendimento verso il quarto giorno crolla. C’è confusione mentale ed è giusto che ci sia, vuol dire che il nostro cervello sta costruendo nuovi percorsi e schemi motori. Il quarto giorno sarà vissuto come momento di forte depressione e gli allievi diranno:

  • ho buttato via i soldi
  • non capisco niente
  • non so far niente
  • etc… etc..

DSC00135Per evitare questo, preannuncio già che il quarto giorno sarà pessimo, e di conseguenza mi troverò a fare una lezione in un tratto molto facile e semplice.

Il quinto giorno si troveranno a fare quello che il giorno prima non riuscivano e la fatica della settimana li ripagherà ampiamente. Bisogna solo avere pazienza.

Vediamo ora in analisi un corso di soccorso. Teoria e pratica.
Il primo giorno di un mio corso, la prima parte è tranquillai cerco di spiegare tutto molto bene e mi concentro perchè le persone apprendano qualcosa, i punti fondamentali. Mi preoccupo che capiscano che il fiume non è il mare e se a metà mattinata qualcuIMG_8628no si alza e mi dice: io sono un sommozzatore!! Vuol dire che non sono stato chiaro e divento più drammatico nel spiegare incidenti e pericoli (ce ne sono purtroppo molti…).

Il pomeriggio pratica, dove i corsisti si ricordano poco di quello che ho detto, e c’è un motivo: la mattina, in fase di “relax” si apprende molto meno. Ripeto i concetti, questa volta più carico di emotività, muovo più velocemente le mani ed alterno le fasi di tempi lenti a tempi accelerati. Qual’è l’obbiettivo? Devono essere in grado di capire la differenza tra pensare di aver capito un concetto e averlo realmente capito; quindi applicarlo. Lavoriamo così fino a quando si fermano e mi chiedono di spiegargli nuovamente l’esercizio o l’obbiettivo, solo allora staranno attenti. Perché ora stanno incominciando a capire il contesto e quindi piano piano si pongono delle domande. E saranno le domande che terranno in vita questi ragazzi.

IMG_5014La didattica: mostro sempre l’esercizio corretto poi quello errato per chiudere con quello giusto. Spiego sempre il perchè di ogni cosa e la motivo. Faccio sempre provare anche il contrario, solo così andranno via sicuri. SONO IL PRIMO A FARE GLI ESERCIZI. Mai in acqua non sono vestito adeguatamente, mai sono in borghese, e sempre dimostro esercizio per esercizio.

Per la spiegazione di nodi e sistemi, ho affinato un processo ed un metodo, dovuto a tanti anni di lavoro con le corde ore e ore appeso. Lavorando tutti i giorni ho imparato alcuni sistemi mentali che mi aiutano e ripasso anche ai miei corsiti.

DSC03350Il secondo giorno la mattina sono molto didattico  Gli allievi vedono molte cose e pensano che non riusciranno mai a fare queste cose da soli. In realtà scopriranno poi, che sarà una delle cose che verrà loro più facilmente. Quello che sarà difficile saranno le cose semplici o meglio… quelle che diamo per scontato essere le cose semplici; perchè?? perchè se fai un sistema di tiro con carrucole nodi non sei tempo dipendente e non sei stressato.

Rafting in Trentino e in Val di Sole95Il pomeriggio incomincia la parte di “stress”, durante la quale sono concitato, sprono, urlo, ma non urlo contro di loro ho solo  la voce molto alta, fischio in maniera esagerata, parlo con una didattica poco chiara, e non spiego gli esercizi perfettamente. Insomma incomincio la frase ma spesso non la finisco. Quando sbagliano li stresso e quando li vedo in confusione li stresso ancora di più. Poi c’è la “strigliata” che sempre faccio … potrei chiamarla fisiologica. Più o meno il venerdì alle 16 ed il sabato alle 15.00.

Dopo la sveglia si riparte, io non mollo ma nemmeno loro mollano, incominciano a trovare soluzioni, belle o brutte non importa incominciano a ragionare e a lavorare sotto stress, stanno apprendendo cosa vuol dire aprire i nodi con le mani fredde, l’importanza dei dettagli, come fare la corda altrimenti si continua a srotolare. Insomma i nodi vengono al pettine.

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L’ultimo esercizio è un sistema molto difficile di corde e paranchi questa volta senza stress, riusciranno farlo. E so che al de- brieffing questo sarà motivo di discussione. Perché si riesce a fare un sistema complesso che non si conosceva prima e non si riesce più a comunicare con il compagno quando si devono fare manovre veloci?? Lo stress. Qui Cristina continua con il suo mestiere. Il venerdì ha parlato di Gestione dello stress, la comunicazione, il sabato parlerà di paura, stress leader e insegnerà come fare un de- briefing strutturato … non le solite chiacchiere che poi restano la vento, Mostrerà come Vick quando urla e dà fastidio sia un elemento di stress e fastidio. Cerchiamo di far comprendere che in intervento spesso può capitare che le persone urlino, e dimostreremo come questo poco aiuta. Parleremo dei fattori di stress e come conviverci. Esercizi e modi per gestirlo.

La domenica si cambia registro, tutti i coperchi che si sono aperti, devono trovare il loro posto. Si aggiustano gli errori con calma, si usa un tono calmo e pacato, si rispiega si incoraggia,  si da qualche sorriso, sguardo positivo e contatto in più.

Scopriranno che lo stress deve essere controllato, che sarà una costante e saranno loro a dover trovare un po’ di tranquillità. Si accorgeranno che il Diavolo – ovvero io – non è poi così cattivo come lo dipingono, e si accorgeranno che tutto il corso è stato un percorso dove spesso ho dovuto essere in un m Salvamento-soccorso-fluviale-Image00030

odo per aiutarli a crescere, ma che non corrisponde alla verità.

Da questi corsi  in realtà ci si unisce e il rapporto tra allievo maestro in breve tempo si trasformerà in amicizia. Forse perchè spesso facciamo fatica a metterci a nudo, accettando debolezze e difficoltà, ma solo così posso aiutare e solo così tu puoi 1234695_625823220862307_2053034402376247830_nimparare. Un maestro deve  accettare  le debolezze sue e dei suoi allievi. Da qui il motivo perchè molto dicono che questo non è un corso ma un percorso.

10422959_619342654843697_6314947144442528522_nConclusioni.

Devo dire che i rapporti più veri nella vita fuori dall’acqua li ho ancora con i ragazzi che durante i corsi hanno tenuto duro maledicendomi e ogni tanto guardandomi come se mi avessero voluto uccidere, ma sono stati zitti hanno tenuto duro e proprio quei ragazzi, dopo anni di interventi, mi dicono ancora: “Mi ricordo quel sabato maledetto dove ti ho odiato, ma ancora oggi ti ringrazio perchè mi ha salvato la vita”,  tutto questo spesso seduti a guardare il fiume parlando e guardando altri ragazzi ripercorrere quel maledetto sabato tra una risata e una pacca sulla spalla. Trovandosi loro ora istruttori e dover insegnare e dare le giuste informazioni. Facendo loro la parte di stress, mettendoci passione e serietà. Ricoprendo a volte un ruolo scomodo ma che serve per aiutare e dare ai soccorritori i mezzi giusti per tornare a casa dalle loro famiglie.

Buon viaggio amici ed istruttori, vi auguro il meglio come amico e come professionista. E ricordate, di “sabati” ne avrete ancora tanti da passare con me e tanti ne farai passare ai tuoi allievi. Dosa bene bastone e carota, perchè il ruolo del docente è un compito difficile e di grande responsabilità.

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