Estricatori, tavole spinali: alcune informazioni

Da anni esiste questo problema. In alluvione, come in fiume, raramente si portano con sé tavole spinali, estricatori o presidi idonei per l’immobilizzazione di un traumatizzato. 

A livello teorico questa affermazione non ha valore perché le squadre dovrebbero avere nel proprio kit anche questi dispositivi. Ma nella pratica quasi mai è così. Immaginiamoci di lavorare in alluvione: chi si porta per 10 ore a piedi con l’acqua al bacino una spinale che raramente userò? Nessuno. Anche perchè in certi contesti potrebbe risultare più pericoloso che funzionale.
Chi, utilizzando il raft o altri mezzi da soccorso occupa spazio vitale per una barella che al 99% mi darà solo impaccio e elementi di rischio? Pochi.

Ecco quindi alcune domande a cui rispondere
1 spazio e ingombro: come poterli gestire?
2 Come fronteggiare l’assenza di formazione all’utilizzo di questi dispositivi?
3 Come gestire rischio di avere personale che raggiunge una casa con nuoto, traghetti in raft, teleferiche aeree e poi non hanno le competenze per muovere la vittima o non hanno l’attrezzatura?
4 Come affrontare l’assenza di formazione specifica ad utilizzare i presidi nello specifico degli ambienti ostili?

Proviamo a trovare qualche risposta a questi interrogativi:
per quanto riguarda il quesito n°1: le case costruttrici hanno compreso il problema degli spazi e molte si sono date da fare. Ad oggi, per l’utilizzo acquatico specifico, fiume e alluvione, abbiamo trovato alcuni prodotti più o meno validi, che hanno lavorato su caratteristiche generali: spazio, galleggiabilità, anti ribaltamento, velocità di utilizzo, stabilità della persona, sicurezza.
per le altre domande 2-3-4  esiste ancora del buio. La Scuola di Formazione Rescue Project ha studiato in 5 anni, in stretta sinergia con professionisti del settore, medici, rianimatori, infermieri e istruttori di soccorso fluviale, le linee guida per il soccorso in ambienti impervi.
La questione delle linee guida era uno dei problemi più grossi, ovvero molte didattiche insegnano a spinalizzare o ad estricare una persona in una condizione facile. Farlo su sassi di diverse grandezze, farlo su un’auto in acqua o veicoli schiacciati, ha delle difficoltà per le quali spesso i soccorritori non dispongono delle conoscenze adeguate per far fronte a difficoltà di questo genere.

Abbiamo cercato di trovare dei presìdi che avessero delle caratteristiche di qualità e funzionalità e da qui partire per sviluppare un certo tipo di percorso. Ci siamo poi accorti con il tempo che le tecniche e  le procedure usate andavano bene per quasi tutti i dispositivi, anche se alcuni più di altri avevano facilità di trasporto leggerezza e facilità di impegno che altri non avevano.

Lo sviluppo dei prodotti e le procedure di intervento sono stati elaborati su 2 articoli, 

L’estricatore “Next” della Northwall. Questo dispositivo ci è piaciuto per alcuni motivi: leggerezza; è una tavola studiata in design, curvature e tecnologia dei materiali (carbonio) che rende la tavola resistente ma leggera. Facilità di inserimento dell’estricatore anche su fondi disconnessi. Polivalenza, grazie ai kit che lo caratterizzano e ne permettono l’impiego in più contesti: come l’estricatore con triangolo di emergenza ( molto confortevole) certificato per l’elitrasporto, Kit galleggiante da poter usare in acqua in varie condizioni e in fine estricatore semplice da usare per scopi più semplici.

Ma l’estricatore, nonostante fosse comodo veloce da usare non dispone delle certificazioni per il trasporto.
Per questo motivo abbiamo preso in esame alcune barelle per il trasporto. Abbiamo visto molti prodotti, tutti buoni, ma il peso e l’ingombro davano dei grossi problemi, nelle specificità dei nostri interventi… Nonché l’aspetto del galleggiamento; a volte poco a volte troppo.

Anche in questa tipologia di prodotto abbiamo optato per la “Pneuspine” Northwall. Per semplici motivi. Nel trasporto è grande come un sacco a pelo pesa 9 kg e funge da spinale, con l’aggiunta del sacco, certificato per il trasporto e per l’elisoccorso. Ha i suoi galleggianti per il soccorso in fiume, facile da mettere e soprattutto in condizioni di terreno insidioso il fatto che abbia uno spessore di 3 cm aiuta le operazioni di posizionamento.
Comodità e velocità di cinghiaggio sono funzionali.

Ma non tutto quello che luccica è oro. Anche questi dispostivi presentano alcune controindicazioni, come tutti del resto. E’ per questo motivo che è importante la formazione. Non solo per saper usare i dispositivi con le corrette procedure ma anche per sapere dove non ne è possibile l’impiego. Stiamo parlando di ambienti ostili, dove è necessario sapere come ancorare una spinale per muoverla in acqua, dobbiamo sapere dove il telo per trasporto può tagliarsi o i limiti nel nostro presidio. Quante persone servono per trasportare una persona sul fango e come mettersi insieme in sicurezza. Molte sono le nozioni che bisogna sapere, non solo come usare le tavole spianali ma anche come mettersi in sicurezza in alluvione piuttosto che in fiume.

Tutti i presidi che noi usiamo non possono rispondere al 100% e dobbiamo sapere come usarli, quando usarli e soprattutto i limiti nostri e del materiale. Se non si imparano queste cose non serve a niente.
Saper fare un massaggio cardiaco in un’ aula su un manichino è completamente diverso che farlo su un pendio di 40° al freddo e su un fondo non ideale.
La stessa cosa vale per spinalizzare una persona. Facile farlo in 3-4 su un pavimento in una stanza. Farlo in acqua con l’auto che potrebbe ribaltarsi e le mani congelate, cambia completamente le necessità di approccio all’intervento.

Molti sono i dettagli di questi due prodotti, molte sono le procedure che si devono usare quando si lavora in ambienti ostili.

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