Ho paura perché sbaglio… o sbaglio perché ho paura??

Ho paura perché sbaglio… o sbaglio perché ho paura??

Molto spesso si parla di appoggi, agganci, colpi spinta. Ci si concentra tantissimo sulla tecnica, spesso a discapito Alluvione-in-Sardegnadella sensibilità. Vedo ragazzi fare dei gesti tecnici in maniera perfetta ed esagerata, senza però riuscire a fare i movimenti nel tempo e velocità giuste. E quando chiedi perché lo fai? La risposta è vaga. Standardizzare la canoa a mio avviso è sbagliata. Per ogni entrata in morta, per ogni colpo dato c’è un momento e un perché. La sintonia tra canoa e canoista devono essere al primo posto. Non tutte l’entrate in morta devono essere fatte in un modo. E mi viene in mente come gli atleti in tutti gli sport  cerchino di minimizzare i movimenti e non accentuarli.

images-15

6e220-dsc05491Ma troppo spesso quando si sbaglia una rapida o un passaggio si da colpa al boof, al colpo sbagliato, alla schiena troppo indietro etc… Tutti molto focalizzati sull’aspetto tecnico senza però chiedersi perché il colpo è stato sbagliato.

Sicuramente parlare di tecnica, è più facile che parlare dell’aspetto psicologico che ognuno di noi si trova a dover affrontare nei suoi contesti.

DSC05515Ad esempio la guida rafting su un passaggio difficile con dei clienti, sarà teso perché la responsabilità del suo equipaggio gravano su di lui. Cercare la linea giusta, utilizzare la pala e il fiume nel modo migliore sicuramente sarà determinante, ma anche il tono di voce, l’apertura mentale in caso di errore la determinazione, la forma fisica. Anche l’aspetto dell’allenamento conta non solo per una questione di fiato e prestanza fisica, ma anche perché se il fisico si sente bene, anche la testa è più tranquilla.

Rafting in Trentino e in Val di Sole36Il canoista a monte di una rapida difficile, si sentirà solo, allaccerà il paraspruzzi e qualche demone girerà in testa. Sicuramente una buona tecnica può aiutare, ma se con il tempo non si è allenato anche l’aspetto psicologico, di gestione dello stress, la capacità del canoista in quel momento sarà molto, molto inferiore alle sue reali capacità.

Il soccorritore che si trova ad affrontare un intervento difficile, con la stanchezza, in un ambiente che non è il suo, come può essere l’acqua, sicuramente porta oltre alle normali difficoltà anche un’aspetto psicologico importante.

10403603_631650633612899_3744592493914989296_nLo Stress è un qualcosa che si accumula nel tempo, sapersi valutare giorno per giorno può essere di vitale importanza. Lo stress possiamo immaginarli come dei mattoni. Nel nostro quotidiano ogni giorno possiamo mettere più o meno mattoni. Il muro però può reggere solo un determinato numero di mattoncini. Ad ogni situazione di stress quale essa sia non è importante, rende sempre più fragile il nostro muro. Siamo bravi come muratori però avremmo bisogno di aiuto e delle strategie per poter togliere ogni tanto qualche blocco per alleggerire la base. images-16

Spesso in una rapida ci possiamo sentire in  2 modi:

1 molto forti, determinati, con la posizione sul kayak avanti, siamo attenti, l’acqua ci sembra più lenta del normale e abbiamo la sensazione di poter fare tutto. Questo si dice EUSTRESS. Stress Positivo.

2 molto soli, con il salvagente che stringe, la rapida ci sembra molto grossa e anche il rumore da fastidio. Ci sentiamo senza forze, con poco equilibrio, la  posizione del canoista è molto arretrata e si passivi all’acqua. Questo si dice DISTRESS.

Ora affrontare una rapida di 5°grado rappresenta sempre dei percoli. Mi è capitato spesso di sentire ragazzi dire: ma questo 5° è pericoloso!!! Sorrido perché in vita mia non ho mai navigato 5° che non fossero pericolosi, altrimenti non si chiamerebbero 5°.
Vuol dire solo che ci sono rapide dove ci sono pericoli più visibili e altri meno, ma non che non ce ne siano. Anzi sapere dove realmente in una rapida non devo sbagliare mi tranquillizza, in quei passaggi dove non riesco a percepire dove sta il pericolo maggiore, mi preoccupa sempre maggiormente.

La vera domanda è:

images-17siamo a monte di una rapida difficile, con le nostre capacità, siamo in grado di poter navigare questo passaggio. Ora un canoista è preoccupato, magari perché il giorno prima ha visto un suo amico fare il bagno, o perché ha problemi al lavoro che lo stressato molto. Poi c’è l’altro meno bravo tecnicamente, ma molto tranquillo e sicuro di potercela fare.

Il risultato è presto detto. Il ragazzo in difficoltà renderà il 50% e quello senza paura renderà il 120%.

Sapersi conoscere, non forzare mai può salvare la vita. Non bisogna solo pensare al passaggio, ma anche se si rimane in un buco, se si deve nuotare, anche in questo frangente bisognerà rimanere lucidi e concentrati nonostante, la paura e lo stress saranno amplificate.

Ma quello che vorrei analizzare oggi è:

1 sono capace di autovalutarmi?

2 come posso fare per controllare lo stress e riuscire a dare il massimo.

3 la rapida la navigo per me, o per far vedere agli altri quando sono bravo?

Moose-Fest_2012-©-Scott-Martin-2138web-640x425Ci sono modi corretti per respirare, per rilassarsi, per focalizzare cosa bisogna fare, per capire anche se i nostri compagni di discesa, i colleghi soccorritori o la squadra sul raft sono determinati e tranquilli.

Allenarsi non solo sotto l’aspetto tecnico ma anche psicologico è importantissimo. Fare un fiume di 3 grado con un passaggio di 5° è una cosa. Fare un fiume di 7-8 ore di 5° cambia completamente perché anche la fase di STRESS positivo ha una durata. Con l’allenamento si impara a conoscersi e a capire quanto si può tirare.

Fare allenamenti senza stress ha poco a che vedere con la realtà.

E’ come imparare a fare skimi in piscina. In piscina siamo tutti bravi a fare gli eskimi … ma cambia notevolmente fare un eskimo in fiume, magari con l’acqua freddo, con la canoa che sbatte e con il fiatone. Stessa cosa vale per il soccorso, siamo tutti bravi, ma quando succede realmente un incidente e abbiamo un nostro amico sott’acqua incastrato, saper cosa fare, essere veloci e non sbagliare, sarà la differenza tra la vita e la morte. E purtroppo lo stress e la paura giocheranno un ruolo importantissimo, direi determinante. DSC00031

Ecco quindi che gli allenamenti in piscina dovranno essere atti non solo ad imparare la tecnica ma anche a poter riuscire in una situazione di stress, come il fiume. Ecco perché durante i corsi di soccorso con la Scuola Nazionale di Formazione Rescue Project si cerca di lavorare sotto stress per alcune manovre, a seguito delle quali viene successivamente proposto un importante momento di de-briefing con una esperta. Perché imparare a conoscersi e saper valutare noi stessi e gli altri è la prima regola per non avere incidenti.

Ricordo solo che lo stress non è solo appannaggio dei “top kayaker” che navigano 5-6°, ma può’ riguardare anche un ragazzo alle prime armi che si troverà con le stesse preoccupazioni su un 2°-3° grado. Dipende dalla nostra tolleranza allo stress, il periodo di vita che stiamo vivendo, la stanchezza, le paure più intime e talvolta non consapevoli che abbiamo… Quindi non sottovalutiamo mai le preoccupazioni degli altri nostri compagni. Ognuno ha specifiche esperienze, ha un vissuto diverso e delle capacità diverse, che variano, giorno dopo giorno.

IL FORTE CANOISTA NON E’ QUELLO CHE NAVIGA TUTTO, E’ QUELLO CHE HA IL CORAGGIO DI DIRE “OGGI NO”.

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