L’importanza delle procedure.

Oggi vorrei parlare dell’importanza delle procedure.


Partiamo dal presupposto che in tutti i mestieri, dall’alto al basso rischio, le procedure sono fondamentali. Entrando nell’alto rischio, i piloti, ad esempio, hanno l’obbligo di svolgere il briefing operativo pre-volo e post-volo; fanno report in caso di incidente e di mancato incidente.
E così anche i militari, i medici, gli operatori 118, etc.. etc..
Il briefing non viene fatto tipo: “MA OGGI COME LA FACCIAMO QUESTA OPERAZIONE?”
Ci sono le procedure che orientano quindi azioni, operatività, briefing; in generale tutte le fasi dal momento dell’intervento. Nemmeno il medico che opera tutti i giorni, pur nella complessa variabilità delle casistiche, non si muove a caso o alla luce della sola esperienza, o interviene “a sentimento” della serie: prima apriamo poi vediamo cosa mi invento… Quindi in generale ci si affida alle procedure per accorciare i tempi, per rispettare standard basati su incidenti passati e per evitare di andare contro a cause civile e penali.

Ma a cosa servono le procedure in emergenza?

1 per standardizzare e velocizzare le manovre di intervento – anche e soprattuto nel rispetto delle normative vigenti (sicurezza, igiene, salute ecc…)
2 per poter lavorare in sinergia con altri gruppi di soccorso, all’unisono e secondo standard condivisi (senza doversi parlare troppo o trovarsi a fare 10 cose diverse perchè tutti hanno la propria esperienza e modalità operativa);
3 perchè la procedura aiuta a delle basi di “meccanicismo psicologico” poiché sotto stress è facile sbagliare e andare in difficoltà. Avere procedure può fare chiarezza nella nebbia e nella confusione.
4 in caso di incidente e di valutazione di assunzione di responsabilità, in sede di giudizio si potrà anche dimostrare di aver seguito standard condivisi.

Le procedure non devono essere viste come un qualcosa che non offre la possibilità di applicare la propria esperienza e competenza. Devono essere viste come un continuo tra dei paletti da rispettare e le variabili date da ambiente – specificità della situazione – esperienza e valutazione personale.
Le procedure, devono essere il risultato del lavoro di personale esperto, che mette nero su bianco (cosa assolutamente non facile) le linee guida frutto delle  riflessioni su mancati incidenti e incidenti avvenuti. Nella scrittura di una procedura devono essere presi in considerazione una molteplicità di fattori.
Purtroppo noto come troppo spesso le procedure non vengano aggiornate o fatte da personale che non ha esperienza, capacità. Spesso durante il mio lavoro di formazione mi accorgo come molti corpi abbiano procedure sbagliate e pericolose ma che comunque continuano a farle perchè così gli viene insegnato.
Spesso queste procedure durante i corsi facciamo vedere come non sono valide, ma non sempre c’è l’apertura di testa e la capacità di comprendere che quelle stesse procedure fanno acqua un pò ovunque e sono estremamente pericolose.

Faccio di seguito un esempio pratico; imaginiamo il nuoto in corrente. Ad oggi, secondo le statistiche statunitensi, la prima causa di incidenti mortali in acqua, è data dalle piante. La domanda è come mai?
– perchè le piante non si vedono in acqua se sommerse
– perchè spesso si navigano fiumi di regime pluviale quindi molto variabili in termini di portata; quando vengono navigati a seguito di piogge, hanno un colore marrone scuro che nasconde molti rami secchi in acqua o piante cadute causa pioggia.

Come si nuota? Sappiamo tutti che per superare uno ostacolo si deve nuotare in avanti, a stile libero. La domanda è: Ma tutti coloro che hanno subìto incidenti mortali in questa casistica, non lo sapevano?
Probabilmente lo sapevano… ma altrettanto probabilmente stavano in posizione di sicurezza fino a quando non vedevano il pericolo. Ma quando lo vedevano era già troppo tardi. O semplicemente non lo vedevano e ci sbatteva comunque addosso.
Come posso fare per evitare questo? Nuoto in avanti. Perchè: perchè per gestire il rischio di incastro che è la prima causa di incidente mortale, è necessario aggiornare la procedura in tal senso.

II° causa di incidenti mortali in acqua viva: incastro da piede.
Come mai? Semplice: l’istinto di mettere giù i piedi è intrinseco dell’uomo, in stato di forte paura- stress -panico, la volontà di scappare via da quella situazione (il famoso “FLY”) ti fa alzare in piedi.
Aspetto psicologico: il nuoto in posizione di sicurezza è stato studiato dagli psicologi ed è stato rilevato che l’atteggiamento passivo nel nuoto, porta le persone ad arrendersi molto prima ed andare di conseguenza in difficoltà. Lo stress che ne risultava portava le persone a stancarsi così tanto, che poi non erano più in grado di avere energia per nuotare e l’unica conseguenza era quella, istintiva e irrazionale considerando il contesto, di alzarsi in piedi. Sono capitati incidenti di questo tipo anche perchè, affrontando un buco in posizione di sicurezza, i piedi per forza di cose “cadono” rischiando di essere portati sul fondo dove ci possono essere possibili incastri da piede.
Come si può evitare questo? con il nuoto attivo. Migliora l’aspetto psicologico, per non parlare degli angoli di entrata molto più facili. Come si puo’ evitare questo? Con procedure standard ed aggiornate.
Questi sono solo alcuni spunti; da qui ce ne sono parecchi che vengono studiati…
Spesso l’incastro da piede è legato alla stanchezza. Immaginiamo di essere in posizione di sicurezza, si decide di entrare in morta girandosi contro corrente come nelle foto qui sopra. Il risultato forte dispendio di energia per nuotare contro il vettore della corrente. Risultato forse si riuscirà ad entrare in morta, ma avendo un angolo sbagliato c’è la possibilità di rimanere tra morta e corrente, essere portati sotto acqua, per poi ritrovarsi in corrente fuori dalla morta. In quel caso le vostre energie le avrete sprecate inutilmente trovandovi in acqua senza più forza con l’istinto che vi dice di alzarvi.
Il concetto a mio avviso non è entrare in morta! E’ entrare facendo meno fatica possibile.

Altro esempio è il lancio di corda: cosa funziona e cosa no. Tante cose vengono dette, ma come si fa a insegnare una tecnica per cui
– se chi lancia pesa meno di 50 kg  rischia di non riuscire a tenere la persona in acqua perchè troppa forza sulle mani. O semplicemente le mani fredde o con i guanti possono essere un limite.

– Se chi riceve la corda è stanco  non  terrà mai 100 kg con la testa sotto acqua.
– se la riva non è comoda scivolosa non riuscirò a tenere la corda
– Se sbaglio il lancio cosa posso fare?
– se lancio la corda e la vittima quando la prende, dove verrà recuperato?
– se lancio la corda e devo ragionare su deflettori, ostacoli forse è troppo tardi?

Tutto questo può essere valutato? sicuramente si. Ma può essere valutato in 2 secondi?

Probabilmente NO.
Per riuscire a valutare quanta esperienza si deve avere? TANTA. Ma in raft o in canoa? NO; perchè una guida rafting o un canoista quante corde lanciano in una stagione? 3-5 troppo poche per poter fare casistica.

Le procedure quindi dovrebbero essere presentate perlomeno per la gestione:
Nuoto
Lanci di corda
Uomini al guinzaglio

Soccorso tempo dipendente
Incastro da piede
Gestione trauma
Scouting
Gestione del gruppo
Gestione cappotto
Safety kayak cosa fa, come lo fa, e quando lo fa.
Attrezzatura
Segnali
Gestione delle discese con più raft.
Gestione cravatta
Priorità in tutte le fasi.

Attenzione: le procedure non sono le tecniche.
Ad esempio se succede un incastro da piede. Le procedure dovrebbero essere,
Chi è il primo cosa fa?
Chi è il secondo canoista o guida raft cosa deve fare.
Basso o alto rischio chi fa cosa?
Che corda si usa e di chi?
Chi va sulla riva destra e chi sulla sinistra.
Chi fa  nodi chi entra in acqua che segnale usiamo, come ci avviciniamo.
Se pensi che tu e il tuo gruppo avete le cose chiare in testa e corrette modalità di discesa sapresti rispondere alle domande qui sopra riportate?

E’ chiaro che non si può standardizzare tutto ma non si può nemmeno improvvisare tutto. Anni fa mi capitò di fare una gara tra professionisti. Squadra 1 composta da 8 professionisti con molta esperienza senza procedure.  per fare un doppio imbraco il tempo impiegato fu di circa 10 minuti: doppio imbraco non pervenuto.  Vittima morta.

Squadra 2: composto da 1 professionista e 4 neofiti. Loro conoscevano le procedure,  in 3 minuti riuscì ad organizzare il doppio imbraco.

Lancio di corda
Squadra 1: 10 lanci in 10 posti diversi, risultato 3 lanci corretti di queste 3 volte 2 volte con vittima che era sotto acqua nel recupero ma comunque portata a riva, (questo solo grazie alla vittima che era una finta vittima); 2 volte il soccorritore ha lasciato la corda per troppa corrente  2 lanci con corda incastrata o ferma su deflettori, errori di lettura 2 volte la vittima ha lasciato la corda, 1 volta lancio sbagliato.

Squadra 2: 10 lanci, 2 lanci sbagliati, 7 recuperi 1 volta il soccorritore ha lasciato la corda.

Nuoto, Squadra 1: 6 nuotate in differenti posti posizione di sicurezza. Risultato alcuni sono stati recuperati per sfinimento, altri botte alle gambe, 1 incastro da piede, 3 mancati incastri di piede, Lividi e botte 3 incastri su corda che attraversava il fiume senza vederla,  Su 8 nuotatori, 6 hanno effettuato  entrata in morta con angoli sbagliati a nuoto e a stile libero. Il nuoto a dorso per entrare in morta non lo hanno proprio fatto, si sono rifiutati. Chi è entrato in morta non è stato in grado di lanciare la corda perchè troppo stanco.

Squadra 2: 8 nuotatori, 2 di questi hanno  preso botte ai genitali, 2 botte alle ginocchia. 1 ai quadricipiti. Tutti sono entrati in morta con angoli corretti e sono riusciti a lanciare la corda.
Conclusione nuotare in fiume non è mai senza conseguenze, bisogna capire quali conseguenze sono accettabili e quali no.

Di questi esempi ce ne sono molti. Il concetto è che si può migliorare la tecnica del nuoto per non farsi male.
Ma non si può impedire che nella posizione di sicurezza i piedi non vadano sotto su un dislivello. Perchè quello è normale. Si può imparare a lanciare meglio una corda, ma le procedure servono per poter abbassare i veri rischi e migliorare il risultato finale e soprattutto evitare di fare errori di valutazione.

Andare in fiume senza avere delle procedure corrette standard è pericoloso. Ci vogliono procedure che tengano in considerazione che si può sbagliare e comunque deve funzionare, anche con degli errori. Quello che troppo spesso non viene considerato. Spesso le procedure vengono fatte in acqua facile, o tra professionisti. Ma questo non può essere solo il parametro. Infatti molte volte quello che viene fatto in acqua facile poi sul difficile viene smontato.

Quando guardo l’uomo al guinzaglio fatto con il soccorritore che tiene la corda seduto sulla riva pronto a tenere mi chiedo: ma questo chi lo ha formato? Paperino? Perchè se qualcuno ha mai provato a tenere un soccorritore al guinzaglio, su un fiume di 4 grado, con vittima di peso 70 kg da una parte+canoa dall’altra con peso di 300 kg … Sa perfettamente che è impresa ardua e voglio vedere se riesce a tenere una pressione tale. E anche se riuscisse a tenere la corda il soccorritore in acqua, quanta forza dovrebbe sopportare su di lui e quanto sotto acqua dovrà stare?
Queste sono tecniche che vanno bene in piscina ma non nella realtà.
Altra valutazione, incidenti nell’uomo al guinzaglio:
1 tuffo in anticipo.
2 corda in acqua con la corrente che fa tiro al vettore e la corrente riporta il soccorritore a riva
3 atrito della corda
4 corda che finisce troppo velocemente.
5 soccorritore che si svincola perchè corda incastra
6 soccorritore si svincloa per il deflettore
7 soccorritore molla la corda da riva perchè nn riesce a tenere la corda
8 soccorritore in acqua molla la vittima perchè non riesce a tenerla.

Nessuno ha avuto incidenti perchè ha nuotato 10 metri in più, anzi molti errori precedentemente elencati si sono risolti con una procedura diversa da quella che normalmente viene fatta.

Le procedure devono essere fatte sul frutto di errori e incidenti, da personale compente e qualificato. Altrimenti sono procedure che vanno bene solo se fila tutto liscio. E non è mai così. Le procedure servono per dare ai soccorritori dei parametri per evitare di fare valutazioni errate, cosa che può e capita di frequente.

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