Parte 2: Nuotare in fiume cosa devo sapere e cosa è sbagliato.

Parte 2: Nuotare in fiume cosa devo sapere e cosa è sbagliato.

Linee guida sbagliate, procedure poco utili, troppe valutazioni che contemplano conoscenze che raramente si hanno di come nuotare in fiume.

A Parere nostro, c’è un problema di fondo quando vengono fatte ed ufficializzate le linee guida.

1. Non sempre vengono presi i professionisti per dare i punti cardini (il solito discorso, se voglio imparare bene un mestiere, capirne i segreti, le esperienze ecc… mi informerò e formerò da chi lo svolge come professione). Ad esempio c’è differenza tra chi usa uno scavatore per mestiere e chi lo usa una volta all’anno per insegnare. Stessa cosa il boscaiolo. Chi taglia alberi tutti i giorni ha una velocità e conoscenza completamente diversa da chi non lo fa mai.

2. Spesso le tecniche vengono provate su tratti di fiumi molto facili con rive estremamente comode asciutte, con soccorritori grossi, forti,  e questo porta inevitabilmente a degli errori. di valutazione, anche lo stress nella realtà gioca un ruolo importante. Come sempre saper valutare e prova un esercizio avendo tutto il tempo a disposizione è una cosa. Quando però cade una persona in acqua inaspettatamente tutto cambia, velocità e tecniche correte fanno la differenza. In fiumi facili raramente si percepiscono gli errori.  Mi spiego: se vado a lavorare su un fiume di secondo grado a provare,  se sbaglio riesco ad ottenere un risultato sufficiente, ma non realistico qualora dovessi intervenire in un tratto più complesso o, in aggiunta, dovessero subentrare altre variabili e difficoltà.

Deflettori, rive scivolose, non percorribili, sassi in mezzo al fiume etc..

Sento spesso parlando con i canoisti, che dicono che nuotare a stile lbero può essere pericoloso su certe rapide. Ora il 75% dei canoisti non naviga cose impossibili, e per il restante 25% la posizione di sucrezza non la usano, per motivi che andremo ora ad analizzare.  E’ chiaro che quando si fa kayak estremo (nonostante io nuoterei sempre e solo a stile libero) ci possono essere delle varianti. Ma per tutti gli altri canoisti e soccorritori questa regola vale ed a nostro avviso è indiscutibile. Inoltre, se si vanno a guardare gli incidenti negli anni, essi non sono mai avvenuti su tratti estremi, bensì sono capitati incastri di piede, sifoni, mancata sicurezza, stanchezza, non conoscenza dei propri limiti, in tratti di fiume navigati dalla maggior parte delle persone. Ho notato come i canoisti più evoluti o le guide rafting più brave siano sempre meno brave a nuotare in fiume. Questo perché un canoista forte nuota raramente, dimenticando come si fa. In canoa c’è chi è più bravo di un’altro, ma se si dovesse nuotare in una rapida impegnativa bisogna saper nuotare bene, più di un principiante. Spesso ho constatato che i canoisti alle prime armi sono nuotatori bravi e quando si trovano a nuotare hanno abbastanza feeling, al contrario di guide rafting e di canoisti bravi che quando cappottano o nuotano sembrano dei copertoni di auto buttate in acqua.
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 Ad esempio incidente numero uno: colini e sifoni. Questo spesso può essere evitato nuotando a stile libero. Chi dice che l’incastro da piede non esiste perché se si tocca non è pericoloso, è fuori come un balcone. E’ proprio dove si tocca che c’è il pericolo in Zambesi l’incastro da piede è impossibile.
Sappiate che gli incidenti ai canoisti sono relazione con i temporali. Infatti le piogge forti ed improvvise possono trasportare alberi in fiume. Questa la prima causa di incidenti mortali in fiume per i canoisti. Quasi 8 incidenti su 10 sono da amputare a colini per le forti piogge.

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