SICUREZZA DEL KAYAK, DEL RAFT O DEL FORMATORE

LA FINTA SICUREZZA DEL KAYAK – DEL RAFT -DEL FORMATORE

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Una volta che una persona è diventata guida, una volta diventata un forte canoista … sicuramente ci saranno  nuove esperienze ma non come queste. La formazione, quella vera, deve essere fatta prima di diventare guide. E se alla base c’è una corretta formazione la guida continuerà a formarsi e a crescere.

Quanti canoisti o guide si sentono sicuri su di un raft o su una canoa…a navigare tratti difficili e rapide impegnative. Quanti di loro, se chiedessi di nuotare negli stessi tratti, sarebbero in grado di mantenere questa sicurezza? Penso che non sarebbero poi così tanti. A quanti di loro potresti affidare la tua vita o gestire il soccorso di un amico?
Eppure il kayak è cosi confortevole, comodo e io mi sento invincibile quando ci sono dentro. Si ma quando sono fuori come mi sento?
Ho la fortuna di lavorare con molte guide e molti canoisti e devo dire che spesso c’è alla base una non conoscenza dei pericoli e delle corrette valutazioni.
E tutto questo mi porta a farmi una domanda: chi è il responsabile?
In prima battuta, mi vien da dire:”I formatori”. Troppo spesso sono persone spinte dalla passione, ma con scarse competenze in didattica, progressione didattica … non sanno su cosa devono lavorare. Ci sono delle prioritarie conoscenze ed abilità sulle quali lavorare e che non vengono trattate lasciando spazio alla ricerca della perfezione tecnica. In parte lo capisco. Insegnare la tecnica è più facile di insegnare ad essere uomini di fiume, dove la formazione è tutt’altra cosa: quasi sempre molto stancante e quasi mai vista di buon occhio.

Noto 2 diversi modi di insegnare e di far apprendere:
1 Chi apprende tecniche e conoscenze con il risultato che crede di sapere. Frutto spesso di un formatore poco capace.
2 Chi apprende tecniche e conoscenze con il risultato di capire quante cose non si sanno, quanti aspetti vanno tenuti presenti. Il risultato: avere rispetto del fiume e consapevolezza delle proprie capacità. Conseguenza di un formatore capace di dare i giusti focus.
Troppo spesso vedo persone ferme al punto 1 che saranno poi docenti poco capaci.

Scrivo queste righe per fare una riflessione sulla frase “IL MAESTRO E’ CATTIVO”.
Quante volte lo hanno detto?
Molte, troppe, talmente troppe che ormai la voglia di insegnare c’è ancora ma, se prima come formatore a chi vuole intraprendere un certo tipo di percorso dicevo di si a tutti ora dico no al 90 %.
Questo perchè troppo spesso non si capisce il lavoro che c’è dietro. E penso:
Quante volte però avevo ragione? Purtroppo troppo spesso.

Questo articolo nasce come punto di riflessione. Sono passati tanti anni e  forse è giunto il momento di fermarsi e riflettere e condividere con chi fa il formatore; e credo che se lo fa bene si potrebbe trovare con le stesse domande e conclusioni.

In questi anni sono passati sotto le mie “grinfie” numerosi corsisti che posso idealmente dividere in 2 categorie. Chi ama il fiume e questo puo’ essere veicolo di sussistenza e valorizzazione e chi lo fa per una mera idea legata al guadagno. Devo dire che stanno arrivando nuove generazioni di guide, che tendenzialmente non provengono da infanzie legate al mondo del fiume … ed onestamente preferisco ancora i “vecchietti”.  Forse perchè sono più orientati alla 2 categoria o forse perchè una volta le vecchie guide ti facevano sudare cara la pelle, ma il risultato era quello di persone con tanta esperienza e molta umiltà. Mentre ora vedo persone che dopo 3 mesi di attività in acqua, pensano di aver conosciuto tutto e guide che dopo 30 anni di esperienza pensano di non averci capito ancora una mazza.

Ma torniamo a noi e al ruolo del docente.  Il mio maestro è cattivo. (una volta se si tornava a casa dicendo questo i genitori prima ti davano due sberloni preventivi e poi ti dicevano MEGLIO se è cattivo). Ora non è più così: se dici che il maestro ha alzato la voce i genitori fanno una denuncia preventiva alla scuola e chiedono il trasferimento del maestro perchè il loro figlio è un santo e che l’episodio di graffiarti l’auto è semplicemente un modo per esprimersi.

La scuola è cambiata come è cambiato il modo di vedere le cose.
Ma una cosa non è cambiata: la vita è dura come lo è il fiume e spesso il maestro duro lo è perchè semplicemente è l’ambiente in cui ti trovi a richiederlo.

La mia esperienza mi dice questo: se avessi 1 € per ogni volta che mi hanno maledetto e a distanza di anni ringraziato, sarei ricco. Non ne sono mai sorpreso è fisiologico.

Partiamo dal presupposto che per essere formatori non basta sapere le cose, bisogna studiare, crescere e le cose vanno sapute più che bene, devono essere conoscenze ottime frutto di esperienza ed errori. Ma anche chi possiede queste caratteristiche non è detto che abbia carattere, leadership, attitudine per fare un certo tipo di lavoro. Molti si trovano ad insegnare perchè piace, o perchè vogliono dimostrare qualcosa a sé stessi, far vedere quanto sono bravi, perchè la posizione di chi insegna porta comunque ad una intrinseca “superiorità”. E già qui l’errore è evidente, perchè troppo spesso questi pseudo docenti sono più concentrati a compiacere agli allievi e farsi dire bravi, piuttosto che ad insegnare. Il modo di come lo fanno può essere: tipo fratello maggiore che ti vuole bene, o in maniera brusca maleducata e arrogante. Ma il risultato non cambia. Il formatore si deve plasmare in relazione all’allievo. Quello che si dice si fa è una maschera che prima o poi ti toglierai.
La differenza tra un libro e un docente non è il dare le informazioni. Ma è capire chi hai davanti e fare un lavoro in prospettiva. Mi spiego. Se ho un ragazzo bravo ma non determinato, userò esercizi, parole, simulazioni etc.. per fargli capire cosa vuol dire essere determinato in fiume, tralasciando la tecnica…quella puo’, quella DEVE venire dopo! Purtroppo in questo campo come altri, ad esempio la montagna, non basta essere bravi tecnicamente perchè prima o poi il fiume chiederà il conto … e lì bisogna essere preparati…non solo di tecnica: parlo della mente e di esperienze fatte. 

Il fiume è un ambiente ostile, poco gentile, non educato, irrispettoso, e soprattuto infame, ti fa sentire sicuro quando non lo si è; permette a tutti di accedere tra le sue onde, senza preliminare selezione.  Ma il fiume è anche giusto a suo modo, non guarda in faccia a nessuno, non ha paura di misurarsi con il fenomeno, come non guarda in faccia all’età e all’esperienza. Il fiume, che per anni ho considerato amico, ora lo vedo con la sua vera faccia. Il fiume non ha amici, prende dove può prendere, non permette errori, è un giudice imparziale, ti fa credere di essere il padrone di casa, ma poi in un secondo è in grado di strapparti il bene più prezioso: la vita.

Per questo motivo chi si avvicina al fiume deve avere delle determinate caratteristiche, non solo in termini di preparazione tecnica ma anche di tempra, determinazione, resilienza, gestione dello stress. Doti e predisposizioni che derivano dal nostro corredo genetico, dai nostri processi di socializzazione, dalle esperienze di vita che abbiamo avuto: quindi fortemente diverse da persona a persona. Questo non vuol dire che non ci si potrà godere lo sport come quello della canoa, bisognerà però capire i limiti entro i quali lavorare ed entro i quali fermarsi.

E qui arriva il lavoro del buon docente. Cosa deve insegnare un bravo formatore?
Beh a parere mio, prima di imparare a pagaiare, prima di fare un corretto traghetto bisogna capire se chi si ha davanti ha le carte in regola e fino a che punto. E  se non ce l’ha su cosa si deve lavorare. Ma una cosa è certa la tecnica non deve essere un modo per nascondere certe debolezze.

Nessuno nasce imparato, e l’allenamento ad esempio in canoa è fondamentale, come fondamentale è l’allenamento psicologico ed essere onesti con sé stessi. Ma per essere onesti bisogna sapersi fare le domande giuste. Ma le domande giuste si fanno quando c’è conoscenza ed esperienza. E se il formatore non ha le competenze necessarie per aiutare in questo,non solo non si farà le domande giuste ma non farà fare all’allievo il percorso corretto. Che purtroppo deve essere fatto all’inizio della carriera. Mi trovo molto spesso guide e canoisti con alle spalle 10 anni di esperienza che si accorgono delle carenze. Ma lavorare con loro è molto difficile, gratificante ma difficile. Dopo tante esperienze e modalità di lavoro consolidate … è difficile introdurre qualcosa che potrebbe stravolgere tutto! Quando un bicchiere è pieno … è pieno e non ci sta altro. Bisogna vuotarlo per farci stare qualcosa di nuovo. E’ qui la difficoltà

Ecco qui il ruolo di un formatore: avere tante esperienze dalle quali aver appreso per poterle dare agli allievi, facendo loro capire pericoli ed errori, che non dovranno commettere. Questo non vuol dire non farli sbagliare, anzi, vuol dire far fare i giusti errori.
Ma come sempre accade, chi non vive sulla propria pelle determinati errori, non può capire l’importanza di quelle parole.

Allora il docente cerca di fargli vivere alcune esperienze sempre in sicurezza ma sempre facendogli capire dove sta il problema. E quasi sempre il problema non è tecnico ma mentale. Anzi quasi sempre la tecnica viene usata proprio per mascherare quei difetti che però prima o poi il fiume ti sbatterà in faccia. Si pensa che un principiante possa aver bisogno anche di un formatore non tanto bravo. Non è vero, è proprio il neofita che deve essere seguito al 100%.

Il maestro sa di cosa spesso hanno bisogno i discenti, ma questa parte di formazione è spesso dura e difficile da far capire. Questo perchè il discente non capisce cosa il maestro gli vuole dire e spesso passa da cattivo o da frustrato. Ma il lavoro che si cerca di fare è quello di far capire che il fiume non sarà gentile e prima o poi ci sarà un momento dove il fiume “sarà cattivo” e chiederà il conto. E quel conto protrai provare a pagarlo solo con esperienza, capacità, ma soprattutto con la testa.

E per allenare la testa si passa da botte contro i sassi, stanchezza, debolezza, stress, nervosismo, sconfitte, frustrazione, cazziate. Perchè tutto questo? Semplice, se si vuole far sbagliare il proprio allievo in condizioni sicure bisogna lavorare sulla stanchezza: in tratti facili naturalmente, bisogna portarlo a stressarsi e proprio quando la testa arriverà a dire “non ce la faccio” … lì bisognerà far tenere duro, 1 secondo in più,2 secondi in più e così via, per aumentare la propria resistenza mentale, determinazione e risposta allo stress con modalità fight. A volte per creare bisogna prima “distruggere”. 

Tutte cose che se allenate quando arriverà il momento si avrà la possibilità di trovare quelle energie in più, quella lucidità in più, quella risposta per affrontare il pericolo, ma non solo, si avrà anche esperienza per capire limiti e fino a dove si può arrivare.

Ma per allenare queste cose, si hanno due strade:

  • mettere davvero in pericolo gli allievi, (cosa da stupidi)
  • diventare tu una fonte di stress e portare ai limiti personali, in situazioni controllate. In questo modo si ottengono molti risultati, ottimi nel tempo, c’è solo una controindicazione: per un periodo odieranno il docente. Questo periodo è stimato da 1-2 anni.  A meno che non abbiano una certa maturità o esperienza in altri settori simili. Ma in quel caso non avrebbe senso stressarti più di tanto perchè sarebbero loro a voler migliorare autonomamente procurandosi loro dello stress.
    Ma a tutti capita questo:
  • un giorno l’allievo va in fiume ha un incidente ma sa fare tutto non è stressato sa cosa deve fare e risolve al meglio. La sera quando torna viene a cercare il maestro così tanto brutto e cattivo e lo ringrazia. In quel momento il lavoro del maestro finisce e rimane solo la voglia di condividere esperienze e di crescere assieme. Senza più cazziate urla o altro. Quello che doveva capire lo ha capito.
    Questo percorso ha una durata se viene interrotto prima non serve a niente.

Quasi sempre però capita che l’allievo non capisce, anche perchè se capisse non ci sarebbe bisogno di fare quel tipo di lavoro. Allora aspetti, speri che ci sia fiducia nei tuoi confronti e speri che passi un pò di tempo perchè capiscano e vedano che, una volta recepito il messaggio, anche il docente finalmente può togliere quella maschera da “cattivo” per incominciare a lavorare su aspetti più semplici come la tecnica.

Ma se non c’è fiducia se ci si intromette se si chiacchiera a vanvera straparlano senza capire il lavoro chic’è dietro ma semplicemente, dicono cattiverie nei tuoi confronti solo per risultare loro quelli bravi. Parlano male perchè di fondo non avendo capacità e non essendo in grado di capire screditano i docenti capaci.
Questo perchè magari con il tempo hanno imparato ad andare in canoa o in gommone ma non hanno capito ancora niente, frutto di avere avuto docenti senza capacità. Questo porta gli allievi a convincersi che il docente sia cattivo, che si diverte a stare in acqua 10 ore a urlare e a stressarlo.
E alla fine il docente stufo di sentirsi dire che è cattivo alza le spalle e l’allievo felice se ne va.

Ma per quelli che resistono, per quelli che non mollano, dopo anni diventano i migliori amici di quel maestro. Capiscono che è grazie a lui e al suo impegno che sono quello che sono.  Diventano professionisti a tutto tondo e spesso lavorano assieme come colleghi al 100 %.

E al primo incidente, alla prima difficoltà vengono e dicono “ora ho capito”, ora capisco cosa mi volevi dire. C’è quello che dopo un cappotto prende la torta e dice, la prima fetta è per te e ti ringrazio. Come c’è quello che ti scrive una lettera e ti dice, sei stato uno stronzo ma sei anche il mio migliore amico, c’è quello che diventa medico e dice, tutto il culo che mi sono fatto con te mi è servito, a quello che ti abbraccia e ti dice grazie.

Ma poi c’è anche quello che pensa che il docente sia incompetente cattivo e stupido. A quello ringrazio, gli auguro il meglio e alzo le spalle. Sperando che prima o poi capisca, sperando che prima o poi si renda conto del lavoro che c’era dietro. Ma per fare questo ci vuole tempo…. e non tutti ci arrivano.

Ora onestamente l’energie per combattere una guerra, per insegnare a salvarsi la vita, non ne ho poi tante. Sono stufo di vedere gente incompetente che parla senza sapere e senza comprendere. Sono stanco di sentirmi dire che sono cattivo. Perché alla fine chi me lo fa fare? Anche perchè poi in acqua ci vado sempre e solo io, e i buoni consiglieri se ne stanno a casa.

Meglio fare il fratello di tutti, farli divertire, ed essere simpatico agli occhi della gente. Perché in questo modo agli occhi dei “fenomeni” il  maestro sarebbe più bravo e alla fine facendo meno ti direbbero anche grazie.

Ma io non sono cos’ì.
Per questo motivo continuerò a fare il mio lavoro, cercando di farlo al meglio. Personalmente e moralmente quando un ragazzo impara so di cosa ha bisogno. Ma oggi dico: “Basta insegnare a tutti”, oggi non ho più voglia di fare lo scemo per sentirmi dire che sono cattivo. Da oggi insegnerò solo a quelli che potranno capire seriamente il mio lavoro .Insegnerò solo a chi non fa il fenomeno senza sapere, a chi accetta di allenarsi, di far fatica, di voler imparare, di avere giornate no e giornate si. Lavorerò con chi ha la testa per capire fino a dove si può arrivare, con quelli che capiscono cosa vuol dire essere dei professionisti.

Accetterò solo persone che avranno voglia di imparare, o persone che vorranno intraprendere un percorso. Perchè sulla coscienza io non voglio nessuno e di persone che dopo 1 mese si sentono fenomeni o pseudo professionisti o  che in 20 anni non hanno mai fatto un corso di aggiornamento o si sono messi in discussione, ce ne sono già troppi.
Il fiume delle patacche non se ne fa niente e io ancora meno, preferisco lavorare con chi non si sente mai arrivato che si allena con umiltà, costanza e che con il tempo continui a crescere.
A tutti gli altri auguro il meglio.

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