TECNICA PER ENTRARE IN MORTA E COME FARE UN TRAGHETTO.

COME USARE LA CORRENTE A NOSTRO FAVORE. 

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Molto spesso si vedono discreti canoisti che utilizzano la tecnica in modo inappropriato o non sufficiente. Molti canoisti vanno in fiume con barche di ultima generazione utilizzando la tecnica degli anni 80. La tecnica si è evoluta nel tempo, grazie al materiale, alle rapide molto impegnative che si vanno a navigare e alla sicurezza, elemento fondamentale.

Infatti la sicurezza in canoa, passa anche da una buona tecnica. Il giusto numero di colpi, sfruttare la corrente, non far fatica sicuramente rende la discesa più sicura, divertente e nell’imprevisto abbiamo ancora forza e margine per risolvere qualche errore di linea o altro, magari utilizzando anche la forza.

Oggi scriverò dell’entrata in morta ed uscita.  Anni fa, si insegnava l’entrata in morta con pagaiata  circolare avanti e appoggio con il lato interno. Quindi ipotizzando una morta a destra gli ultimi 2 colpi dovrebbero essere: pagaiate circolare avanti con la sinistra, appoggio basso con la destra. Questa tecnica veniva insegnata perché si utilizzavano canoe abbastanza lunghe 3.50 – 4.50 m con il problema di far ruotare le canoe in morta. Cosa non facile, per via anche dell’alta velocità e del poco controllo.

Ora con l’avvento dei nuovi kayak da creek, con canoe di lunghezza dai 2.30 ai 2.70 m, l’evoluzione della tecnica ha avuto notevoli cambiamenti. Infatti le canoe ora hanno un linea molto differente, punte molto alte per non rimanere nei buchi, per rimane veloci, agevolare le rotazioni etc.. Le code basse e squadrate, per velocità e stabilità. Canoe che girano velocemente, kayak molto facili, per aiutare il canoista in rapide difficili.

Entriamo ora nell’argomento tecnica.

Ad esempio il traghetto 45° punta a monte è l’angolo migliore per attraversare il fiume perdendo meno metri possibili. Però c’è modo e modo. Metodo base. Traghettare con punta perfettamente a 45°, concentrandosi sul partire con l’angolo corretto e cercare di mantenerlo il più possibile. Pagaiando una volta a destra e una volta a sinistra, tirando l’acqua. Facendo fatica e utilizzando la nostra forza.

Qual’è la tecnica più efficace?

La tecnica più efficace, non è solo riuscire a fare un traghetto, ma riuscire a mantenere una buona velocità, in tutta l’esecuzione della manovra.
Lo stesso discorso vale per entrare in morta, non è solo una questione di entrare, ma di incrementare la velocità e sopratutto di curvare quando noi lo vogliamo e non quando la canoa prende la morta.

TECNICA DI ESECUZIONE:

DSC05405-TRAGHETTO: l’obbiettivo è mantenere il kayak a 45°, il trucco per mantenere velocità e precisione è:

nel momento che la canoa dalla morta tocca la corrente viva, il kayak impatterà contro una corrente verso valle, che porterà ad una naturale rotazione della barca. Il nostro compito sarà quello di farci trovare pronti, con un mix tra un colpo spinta e una pagaiate +/- circolare. L’obbiettivo sarà far partire il kayak in rotazione grazie alla corrente e con la nostra pagaia provare a resistere cercando di controrotare il kayak. La risultante delle 2 forze porterà ad un vettore di 45°, il kayak in questo momento prenderà velocità sfruttando le 2 forze con un angolo corretto e con una timonata andremo poi a gestire la direzione.  Non solo il risultato di questa manovra oltre a rendere il kayak veloce e stabile, non comparta trazione ma resistenza con la pala, con un notevole risparmio di energia.  Da non sottovalutare è la sicurezza della manovra. Infatti eseguendo correttamente i colpi, si avrà la pala che resistendo sull’acqua offrirà un ottimo punto di appoggio.

-ENTRATA  IN MORTA: l’obbiettivo è quello di entrare in morta, mantenendo velocità, decidendo dove il kayak devo incominciare la rotazione. I kayak moderni hanno una fondamentale differenza rispetto a quelli lunghi 4.00 m, è la velocità di rotazione. Infatti l’entrata in morta veniva insegnata con: pagaiate circolare sinistra e aggancio di destro. ( per entrare in una mota riva destra). Ora l’aggancio vieni quasi dimenticato perché il problema non  è più far ruotare il kayak, ma farlo ruotare dove vogliamo noi e non tra morta e corrente. Inoltre la velocità del kayak è essenziale, quindi l’attenzione sarà non solo entrare in morta ma mantenere velocità.
La corretta tecnica è: Puntare la morta, il colpo prima di entrare deve essere dato con la pala interna alla curva. Un DSC05404DSC05401colpo spinta, dalla velocità e forza in equilibrio con la velocità e forza della corrente. Una volta dato il colpo ci si troverà con la pala nella zona di lavoro centrale/posteriore. In questo momento il kayak partirà per la naturale rotazione e la nostra pala arrivata nella zona posteriore, sentirà l’allontanarsi della coda causa della rotazione. A questo punto noi potremmo imprimere forza nella timonata per gestire la rotazione o addirittura bloccarla. Il trucco sta nel non vincere mai la volontà di rotazione della barca ma resistere. In questo caso avremmo il contrario di quando si fa un traghetto. La canoa arrivando in morta vorrà ruotare verso monte, con una naturale rotazione. Utilizzando la pala del lato interno dovremmo contrastare questa rotazione con il risultato di un notevole aumento di velocità e controllo. Anche qui è importante gestire le forze.

Se la tecnica viene eseguita correttamente si avrà la canoa che continuerà la volontà di ruotare e noi con la pala lavoreremo per resistere, fino a quando decideremo di far ruotare la canoa. Per fare questo dovremmo smettere di resistere e lasciare che il kayak segua la sua naturale rotazione. Accorgimenti:  se la pala immersa nella timonata è con l’angolo della pala parallela allo scavo non solo sfrutteremo la rotazione a nostro vantaggio, ma bloccheremo anche lo scivolamento laterale della canoa. Avendo l’incidenza della pala perfettamente perpendicolare al movimento traslatorio.

La timonata non deve essere visto come colpo solo ed esclusivamente nella zona posteriore della coda, ma questo colpo risulta più efficace se dalla coda viene piano piano spostato nella zona centrale e poi anteriore per agevolare la rotazione ed essere pronti per l’ulteriore colpo che ci farà uscire dalla morta.

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