Traumi fisici in canoa, ecco cosa dice un esperto.

“…ma nel kayak si usano solo le braccia!”.

Schermata 2015-09-07 alle 12.38.37Quante volte ho sentito questa frase! In effetti a prima vista potrebbe sembrare che nel kayak i muscoli di tronco, spalle e braccia siano quelli più utilizzati (una signora una volta mi chiese se le gambe spuntassero dal fondo della canoa per camminare nel fiume!), ma le gambe e soprattutto il bacino, quindi indirettamente la colonna vertebrale, sono molto coinvolti nella sinergia muscolare, soprattutto nel kayak in fiume. Per questo motivo, è fondamentale prendersi cura, anche per un fattore preventivo sui traumi, della propria schiena, oltre che delle braccia!

La seduta del kayak è piuttosto anergonomica, cioè non favorisce le articolazioni coinvolte ma ne sollecita le tensioni; per questo sarebbe importante per un canoista anche amatoriale dedicare qualche mezz’ora durante la settimana per prepararsi a secco con esercizi di stretching e di automobilizzazione, al fine di ridurre il più possibile i traumi.

LE SPALLE

Nello sport del kayak l’articolazione gleno omerale, ovvero la spalla, è abbastanza soggetta a problemi oltre che esposta a traumi, principalmente a causa della conformazione anatomica: l’articolazione è stabilizzata fondamentalmente dalla muscolatura che la circonda. Quindi una muscolatura debole o inefficace pregiudicherà la stabilità dell’articolazione, con conseguenti traumi. E’ importante perciò, anche e soprattutto per il canoista amatoriale abituarsi al riscaldamento prima dell’imbarco: esercizi di allungamento e semplici esercizi di automobilizzazione per adattare i muscoli allo sforzo. E’ molto utile anche dedicare un po’ di tempo alla preparazione a secco, soprattutto in inverno; a questo proposito sono molto utili gli esercizi calistenici, quindi utilizzando come carico il peso del corpo, efficaci anche per rinforzare la muscolatura che stabilizza l’articolazione; come attrezzi invece si possono usare con buoni risultati il TRX e i pesi tipo KETTLEBELL, sono economici e si portano dappertutto.

Il danno traumatico più frequente per le spalle del canoista è probabilmente la lussazione: le cause sono legate, oltre che a fattori anatomici, anche a posizioni troppo “aperte” dell’articolazione in alcune manovre in canoa o alla mancanza di allenamento specifico per la muscolatura della spalla. In caso di lussazione, dopo un periodo di immobilizzazione con tutore, è indicato seguire con un fisioterapista un programma specifico di riabilitazione: questo consisterà nel ripristino dell’articolarità, nel rinforzo della muscolatura ed esercizi per la stabilizzazione della spalla. Altro guaio, non traumatico, può essere una sofferenza dei tessuti molli della spalla, quindi tendini, muscoli, capsula articolare e legamenti. In questo caso, oltre a riposo (ma non totale), è sempre consigliato essere seguiti da un fisioterapista che con esercizi specifici o tecniche di terapia manuale possa ripristinare le condizioni di trofismo ideali per guarire i tessuti dallo stato infiammatorio.

LA COLONNA LOMBARE

Altro punto debole dei canoisti è la colonna lombare, proprio a causa della posizione nel kayak. Infatti stare seduti con le gambe semiallungate e le anche ruotate è una posizione di grande carico per la lombare, senza contare l’atterraggio da salti, le rotazioni, ecc. Un altro fattore che può portare danni alla colonna lombare per chi passa tante ore in kayak (ma anche seduto in ufficio!) è l’accorciamento dello psoas, un muscolo che può essere flessore dell’anca (quando solleviamo il ginocchio) o flessore del tronco (quando facciamo gli addominali sdraiati per terra). Questo muscolo ha una inserzione a ventaglio sulle vertebre lombari, quindi un suo accorciamento determina una forte tensione alla colonna, che si manifesta in dolore lombare. E’ quindi essenziale mantenere lo psoas allungato ed elastico, con dei semplici esercizi di stretching e con delle posture che estendano le anche. Lo psoas è anche considerato da alcuni studiosi il “muscolo dell’anima”, ossia un muscolo molto profondo che mette in correlazione le gambe con la colonna, quindi stabilizza la postura; inoltre è collegato, grazie al tessuto connettivo, anche al diaframma, importantissimo muscolo respiratorio e non solo. Le correlazioni tra benessere fisico dello psoas e benessere pischico della mente sono quindi evidenti.

I traumi alla colonna sono particolarmente invalidanti, possono accadere prinicipalmente dopo atterraggi da cascate. In molti casi sarà necessaria una immobilizzazione con un corsetto rigido, soprattutto in presenza di infrazioni o microfratture vertebrali. Per un corretto recupero è indicato affidarsi ad un fisioterapista, il quale potrà guidare il canoista verso gli esercizi più corretti, evitando le posture scorrette e dannose. E’ molto importante recuperare precocemente, sempre sottostando ai tempi di guarigione, la mobilità delle vertebre, requisito fondamentale per evitare dolori cronici alla colonna lombare.

Da fisioterapista e maestro di canoa consiglio al canoista amatoriale, quindi non agonista, di acquisire la buona abitudine all’allenamento: non per riuscire ad arrivare in fondo alla discesa per primo, ma per adattare e condizionare il proprio fisico allo sforzo muscolare, per avere articolazioni meno rigide e più prontezza di riflessi. In questo modo si potranno limitare il più possibile i traumi ed evitare i problemi cronici, come il mal di schiena.

Paolo Puerari

Fisioterapista presso Movimentopositivo – Capriate (BG)

Maestro di canoa

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