IPOTERMIA IN ACQUA: COS’E’, COME TRATTARLA E COME MOVIMENTARE IL PAZIENTE IN SICUREZZA. A cura del responsabile sanitario della scuola di soccorso Rescue Project Marco Cerminara.

Per definizione, si dichiara un paziente ipotermico, quando la sua temperatura corporea scende sotto i 35°C.

L’ipotermia può verificarsi in differenti situazioni ambientali come immersione, sommersione o aria ambientale fredda. Per quanto riguarda l’ipotermia indotta dalla presenza di acqua dobbiamo sapere che, a causa della sua densità e della sua temperatura normalmente bassa (fiume o lago), la capacità di far disperdere calore ad un corpo è circa 24 volte maggiore rispetto all’aria. 

Cosa succede nel nostro organismo nel momento in cui si diventa ipotermici? 

Un valore molto importante da tenere in considerazione è la temperatura dell’acqua. L’acqua viene definita termoneutrale quando il suo valore si attesta intorno i 33-35°C. Con questo valore il nostro organismo non corre nessun rischio da “shock da freddo”. Sotto questo valore di termoneutralità possiamo andare in contro alle prime variazioni fisiologiche. Sotto i 25°C abbiamo i rischi maggiori. Studi dimostrano che continuare a nuotare per scaldarsi aumenta la dispersione di calore a causa dell’acqua fredda che circonda il corpo determinando, un esordio più rapido dell’ipotermia. 

Come in tutte le situazioni di sollecitazione che il nostro corpo riceve, esso, produce delle risposte di difesa o compensazione. In questo caso, abbiamo una serie di progressivi eventi che tendono tutti a contrastare l’abbassamento della temperatura attraverso la produzione metabolica di calore.

Possiamo tranquillamente suddividere questi eventi fisiopatologici in tre fasi:

  • FASE 1: questa fase inizia con un riflesso cardiovascolare che insorge nei primi minuti dall’immersione (2-4 min), segue un raffreddamento della cute, vasocostrizione periferica, apnee respiratorie, aumento degli atti ventilatori (iperventilazione) e aumento della frequenza cardiaca (tachicardia). Potrete comprendere che se la vittima inizia ad avere difficoltà respiratorie potrebbe inalare il liquido e di conseguenza annegare, rispetto alla posizione della testa (dentro o fuori acqua). Queste conseguenze, potrebbero, portare a morte immediata il paziente. Altre situazioni che possono insorgere in questa fase sono eventi convulsivi, sincope, fibrillazione ventricolare. 
  • FASE 2: la fase 2 arriva solo se il paziente è sopravvissuto alla fase 1. Superata la fase di “shock da freddo”, si instaura un importante raffreddamento dei tessuti periferici (avviene nei primi 30 minuti). Il raffreddamento di tali tessuti, prima riduce e poi inibisce, la capacità motoria e le capacità natatorie infatti, sarebbe fondamentale, aggrapparsi a una corda di salvataggio o tutto ciò che potrebbe garantirne il galleggiamento con la testa fuori dalla superficie acquatica. 
  • FASE 3: dopo esser sopravvissuto alle precedenti fasi, l’infortunato, entra nella terza ed ultima fase dove, il rischi di ipotermia grave e di morte diventano sempre più prossimi. La continua perdita di calore e la scarsa capacità di movimento porteranno il paziente ad annegare. Secondo studi scientifici, è stato stimato che un individuo non può sopravvivere più di 1 ora sommerso in acqua a 0 gradi e 6 ore in acqua a circa 15 gradi. 

E’ pur vero che sopravvivere ad un’esposizione anche prolungata al freddo è possibile. Ci sono fattori che incrementano la possibilità di sopravvivenza come età, sesso, livello di allenamento fisico, stato nutrizionale, consumo di alcol e massa corporea.   

Una riflessione va fatta sul consumo degli alcolici. Soprattutto nell’ipotermia da sommersione si può andare incontro ad ipoglicemia; questo perché vi è una diminuzione (deplezione) di glucosio nel sangue e glicogeno nel muscolo che, vengono utilizzati per favorire le contrazioni muscolari durante i brividi. Inoltre, anche l’ipotalamo (centro termoregolatore) richiede concentrazioni ottimali di glucosio nel sangue perché e fonte energetica primaria per mantenere inalterato il suo funzionamento. L’alcol blocca la produzione di glucosio e di conseguenza aumenta il rischio di ipotermia. 

Fase di soccorso: 

Fondamentale per chi deve operare su questi scenari è quello di lavorare sempre in sicurezza, per quanto presto si debba fare. E’ ovvio che, maggiore sarà la velocità del soccorso e dell’estrazione del corpo dall’acqua, minori saranno i danni causati dal calo della temperatura corporea. E’ fondamentale mantenere il paziente in posizione orizzontale ed evitare il più possibile le operazioni in verticale. 

Questo perché durante l’immersione avremo poco afflusso di sangue nelle zone periferiche del corpo con conseguente concentrazione di sangue a livello del tronco e soprattutto un ritorno al cuore. Il muscolo cardiaco faticherà a svolgere la sua normale funzione di pompa perché l’acqua stessa, attraverso la sua densità, creerà una vera e propria resistenza. Questa situazione fa sì che ci sia un aumento dell’afflusso sanguigno verso organi come cervello e reni. Se manteniamo il paziente in posizione eretta, una volta estratto dall’acqua, andremo incontro ad ipovolemia in quanto, il flusso sanguigno tornerà rapidamente alle gambe. Una volta stabilizzato il paziente in posizione orizzontale, procederemo con il levare tutti gli indumenti bagnati e proteggeremo la vittima con panni asciutti (Vestiti, sacco a pelo, coperte) senza dimenticare la testa. La maggiore dispersione di calore avviene proprio dal capo. Il corpo dell’infortunato va riscaldato gradualmente e mai in modo repentino. L’iperventilazione potrebbe causare disorientamento e confusione, proteggetelo dal vento e se possibile somministrate liquidi caldi o bibite ad alto contenuto di zuccheri. (NO ALCOL – NO CAFFEINA inducono lo stimolo di orinare, aumentando la disidratazione) 

Nella situazione peggiore con paziente incosciente e in arresto cardiaco, procedere con la sequenza del BLS e continuare fino all’arrivo dei sanitari. Ricordatevi sempre questa frase: i pazienti non sono morti fino a quando non sono caldi e morti.

Per approfondimenti e corsi. La scuola Rescue Project propone corsi di formazione specifici per il corso trauma BLS-D, PHTC in ambiente impervio. Si lavora in verticale in acqua e su rive inclinate.
Corso specialistico per chi deve operare in ambiente ostile.

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